La vicenda legata al nome Ferrari Luce continua ad arricchirsi di nuovi capitoli. Dopo il caso Mazda, che aveva registrato il marchio “Luce” in Giappone per un suo storico modello, adesso spunta una rivendicazione tutta italiana. A farsi avanti è Umberto Palermo, designer torinese e fondatore di uno studio di design e ingegneria noto soprattutto per le microcar di Mole Urbana. Palermo sostiene di aver già utilizzato il nome “Luce” per un suo prototipo presentato nel 2016, una sportiva elettrica ad alte prestazioni che non è mai approdata alla produzione di serie ma che rappresenta un pezzo importante della sua visione progettuale. Il debutto della prima Ferrari elettrica si sta trasformando, almeno dal punto di vista della denominazione, in uno dei più complicati degli ultimi anni per la Casa di Maranello.
Un concept elettrico che anticipa Ferrari Luce di quasi dieci anni
Le coincidenze tra il prototipo di Palermo e la nuova Ferrari Luce non riguardano solo il nome. Entrambe sono sportive elettriche pensate per le alte prestazioni, anche se ovviamente parliamo di due progetti su scale completamente diverse. Il concept del designer torinese era rimasto un esercizio di stile, certo, ma il legame con quel nome va oltre il lato professionale. Palermo ha spiegato che “Luce” è anche una dedica alla figlia, nata proprio nell’anno in cui la vettura venne presentata. Un dettaglio personale che rende la questione ancora più delicata dal suo punto di vista. Nonostante tutto, il designer ha fatto sapere di non voler intraprendere azioni legali contro Ferrari per impedirle di usare il nome. La sua unica richiesta è di poter continuare a chiamare “Luce” il proprio concept, quello ideato e presentato ormai quasi dieci anni fa.
La questione della registrazione del marchio e la posizione di Ferrari
Tutto ruota attorno alla registrazione del nome. Non è chiaro, infatti, se Palermo abbia effettivamente depositato il marchio a livello legale oppure se si sia limitato a utilizzarlo pubblicamente senza protezione formale. Già durante la querelle con Mazda, Ferrari aveva dichiarato che le proprie verifiche non avevano rilevato diritti di altri costruttori sul nome. Da Maranello, per il momento, non è arrivata alcuna comunicazione ufficiale su questa nuova rivendicazione. Va detto però che il caso Mazda era circoscritto al mercato giapponese, mentre questa volta la contesa nasce direttamente in Italia. Appare piuttosto improbabile che Ferrari accetti senza battere ciglio la coesistenza del nome su un’altra vettura italiana, per giunta sportiva e a propulsione elettrica.


