Il sideloading su Android sta per cambiare faccia. Google lavora da tempo a una serie di modifiche che riguardano l’installazione di app al di fuori del Play Store, e dopo mesi di polemiche e mezze risposte, è arrivato finalmente un chiarimento che in tanti aspettavano. Chi usa abitualmente file APK scaricati da fonti esterne può tirare un sospiro di sollievo, almeno parziale.
Ma andiamo con ordine. Fino a oggi, installare un’app su Android senza passare dal Play Store era una procedura abbastanza lineare: si copiava il file APK sul dispositivo, lo si apriva con un’app dotata dei permessi giusti e si accettavano un paio di avvisi di sicurezza. Una libertà che piaceva molto a sviluppatori, smanettoni e a chiunque avesse bisogno di distribuire software in modo alternativo, pensiamo ad esempio alle app aziendali interne o ai progetti personali.
Google ha deciso di complicare un po’ le cose per chi non si registra al nuovo sistema di verifica. L’obiettivo dichiarato è ridurre il rischio che utenti meno esperti vengano ingannati nell’installare malware mascherato da app legittime. La soluzione prevede un cosiddetto “advanced flow”, che tra le varie novità introduce un’attesa obbligatoria di 24 ore prima di poter procedere con l’installazione da sviluppatori non verificati.
Cosa succede quando si cambia smartphone
La notizia dell’attesa forzata aveva scatenato parecchie critiche tra gli utenti più tecnici. Google, però, aveva già smorzato parte delle preoccupazioni con alcune precisazioni: il metodo ADB, quello che consente di installare app collegando il telefono a un computer tramite riga di comando, non verrà toccato da queste restrizioni. E soprattutto, sarà possibile sbloccare in modo permanente l’installazione da fonti non verificate sul proprio dispositivo, così da non dover ripetere l’attesa ogni volta.
Il punto più delicato, però, riguardava il cambio di telefono. Se ogni volta che si acquista un nuovo dispositivo fosse stato necessario ricominciare tutto da zero, comprese le 24 ore di attesa, il sideloading sarebbe diventato una seccatura costante per chi lo usa regolarmente.
Matthew Forsythe, presentato da Google come Chief Product Explainer, ha risposto in un video FAQ pubblicato sull’account Android Developers. E la risposta chiave è questa: una volta completato il processo sul dispositivo attuale, la preferenza potrà essere trasferita automaticamente al nuovo telefono durante la configurazione iniziale. Per la maggior parte degli utenti, quindi, si tratterà di un inconveniente da affrontare una sola volta.
Le altre risposte che mancavano
Il video ha chiarito anche altri dubbi rimasti in sospeso. Le app non sono in grado di rilevare se l’utente ha abilitato l’advanced flow, perché la modifica agisce a livello di sistema operativo. Non serve nemmeno mantenere attiva la modalità sviluppatore per continuare a installare APK non verificati, e questa è una notizia importante: molte app bancarie, infatti, smettono di funzionare quando la modalità sviluppatore è attiva.
Il processo di verifica, inoltre, non prevede alcuna revisione del contenuto dell’app da parte di Google. Questo significa che non ci sono rischi legati alla riservatezza per gli sviluppatori che distribuiscono software fuori dal Play Store.
Restano però alcune domande senza risposta. Non è ancora chiaro cosa succeda in caso di ripristino alle impostazioni di fabbrica o dopo l’installazione di una ROM personalizzata. Google non ha fornito indicazioni su questi scenari, e probabilmente servirà un secondo giro di FAQ per coprire questi casi limite.
