La bolletta dell’elettricità nasconde qualche sorpresa che in molti non si aspettano, soprattutto quando si parla di consumi in cucina. Se qualcuno chiedesse quale elettrodomestico consuma di più, la risposta più gettonata sarebbe quasi certamente il frigorifero. Ed è comprensibile: resta acceso ventiquattr’ore su ventiquattro, mantiene gli alimenti alla temperatura giusta, e poi è quasi sempre l’oggetto più ingombrante che si trova tra le pareti domestiche. Eppure, il vero divoratore di energia si nasconde altrove.
Il frigorifero non è il colpevole principale dell’aumento in bolletta
Il ragionamento che porta a puntare il dito contro il frigorifero ha una sua logica. Un apparecchio che non si spegne mai, che lavora giorno e notte per conservare frutta, verdura, latticini e tutto il resto, sembra il candidato perfetto per il ruolo di nemico numero uno della bolletta. In realtà, i modelli di ultima generazione hanno fatto passi da gigante in termini di efficienza energetica. Un frigorifero di classe A o superiore consuma mediamente tra i 100 e i 200 kWh all’anno, che tradotto in euro significa qualcosa nell’ordine di 30 o 50 euro annui. Non proprio una cifra trascurabile, certo, ma nemmeno il salasso che tanti immaginano.
Il punto è che la cucina ospita un altro elettrodomestico decisamente più affamato di corrente, e spesso nessuno ci fa caso. Si tratta di un apparecchio che magari si usa per qualche ora al giorno. Non certo in modo continuativo come il frigorifero, eppure nei momenti in cui è in funzione assorbe una quantità di energia elettrica impressionante.
L’elettrodomestico che consuma di più in cucina
Il vero responsabile dei picchi sulla bolletta è il forno elettrico. Quando è in funzione, un forno tradizionale può assorbire tra i 2.000 e i 2.500 watt, con punte anche superiori nei modelli più datati o di grandi dimensioni. Basta fare due conti. Se lo si utilizza per un’ora a temperature elevate, si consumano facilmente 2 kWh o più in una sola sessione di cottura. Chi cucina spesso al forno, magari tre o quattro volte a settimana, può arrivare a un consumo annuo che supera abbondantemente quello del frigorifero. Anche se quest’ultimo resta acceso senza sosta.
E non finisce qui. Molti forni elettrici hanno una fase di preriscaldamento durante la quale il consumo è ancora più alto, perché le resistenze lavorano alla massima potenza per raggiungere la temperatura impostata. Quel quarto d’ora iniziale, che sembra innocuo, è in realtà il momento in cui il contatore gira più velocemente.
Ci sono poi alcune abitudini che peggiorano la situazione senza che ce ne si renda conto. Aprire lo sportello durante la cottura per controllare il cibo, per esempio, provoca una dispersione di calore che costringe il forno a lavorare di nuovo per recuperare la temperatura persa. Anche non utilizzare la funzione ventilata, quando disponibile, incide parecchio: la cottura ventilata permette di ridurre sia i tempi che le temperature necessarie, con un risparmio che su base annua può fare la differenza.
Un altro dettaglio che spesso sfugge riguarda lo spegnimento anticipato. Il forno elettrico mantiene il calore residuo per diversi minuti dopo essere stato spento, e sfruttare quella finestra per completare la cottura senza consumare ulteriore energia è un trucco semplice che pochi mettono in pratica. Secondo le stime più diffuse, adottando queste piccole accortezze si può ridurre il consumo del forno fino al 20%. Un dato che sulla bolletta annuale si traduce in un risparmio concreto.
