Quando si pensa ad Amazon, la prima cosa che viene in mente è lo shopping online. Eppure, dietro le quinte dei pacchi e delle consegne, il colosso di Seattle ha costruito un portafoglio energetico che supera i 40 gigawatt di energia priva di emissioni di carbonio, un numero che farebbe impallidire molte utility tradizionali. E non è una novità: dal 2020, Amazon detiene il titolo di principale acquirente aziendale di energia rinnovabile al mondo, e anche per il 2025 la posizione resta saldamente nelle sue mani.
La cosa interessante è che non si tratta semplicemente di piazzare pannelli solari sui tetti dei magazzini. La strategia di Amazon è molto più articolata e punta su una diversificazione energetica davvero massiccia. I numeri danno un’idea della scala: oltre 700 progetti attivi, distribuiti in 28 paesi diversi, che comprendono parchi eolici offshore in Europa, impianti solari su larga scala e complessi sistemi di accumulo tramite batterie. Proprio questi ultimi rappresentano un tassello cruciale per la stabilità delle reti elettriche moderne, perché permettono di immagazzinare energia quando il sole splende e il vento soffia, per poi rilasciarla di notte o nei momenti di massima domanda.
Dal nucleare modulare all’intelligenza artificiale: la strategia completa
Amazon però non si ferma alle rinnovabili classiche. Una delle scommesse più ambiziose riguarda il nucleare di nuova generazione, con investimenti miliardari nello sviluppo dei cosiddetti SMR, ovvero reattori modulari di piccola taglia. Questi impianti sono progettati per garantire una fornitura energetica costante e pulita, 24 ore su 24, andando a coprire quel tallone d’Achille che sole e vento si portano dietro da sempre: l’intermittenza. È un approccio pragmatico, che riconosce come la transizione energetica abbia bisogno di più soluzioni complementari, non di una singola tecnologia salvifica.
Sul fronte dell’efficienza operativa, entra in gioco anche l’intelligenza artificiale insieme alla robotica, strumenti che Amazon sta utilizzando per ottimizzare i consumi energetici lungo tutta la catena logistica e nei data center. Parliamo di algoritmi che analizzano i flussi di energia in tempo reale, individuando sprechi e margini di miglioramento che l’occhio umano non riuscirebbe a cogliere con la stessa rapidità.
L’obiettivo “water positive” entro il 2030
C’è poi un capitolo che spesso passa in secondo piano quando si discute di sostenibilità aziendale, ma che Amazon tiene particolarmente a evidenziare: la gestione delle risorse idriche. L’obiettivo dichiarato è diventare “water positive” entro il 2030, il che significa restituire all’ambiente più acqua di quella effettivamente consumata nelle operazioni quotidiane. Un traguardo ambizioso, soprattutto considerando l’enorme quantità di acqua necessaria al raffreddamento dei data center che alimentano i servizi cloud dell’azienda.
E qualche progresso concreto c’è già. Secondo i dati comunicati da Amazon, l’efficienza nel consumo d’acqua è migliorata del 40% rispetto al 2021, un dato che segna una traiettoria piuttosto chiara nella direzione annunciata.
