Che Windows 11 non stia attraversando il suo momento migliore non è certo un segreto. Le critiche al sistema operativo di Microsoft si accumulano ormai da mesi, e non riguardano solo questioni estetiche o di funzionalità. Il nodo più dolente resta la stabilità: ogni volta che arriva una nuova patch correttiva, sembra quasi inevitabile che spuntino fuori bug, a volte anche piuttosto seri. Microsoft ha assicurato un impegno maggiore per migliorare la situazione, ma al momento i risultati tardano ad arrivare. E chi ne paga le conseguenze, soprattutto, sono le aziende.
A mettere nero su bianco la portata del problema ci ha pensato un report firmato da Omnissa, costruito su dati telemetrici anonimi raccolti nel corso del 2025 su milioni di dispositivi aziendali. L’analisi confronta ambienti Windows e macOS, e i numeri che emergono sono tutt’altro che lusinghieri per Redmond. I dispositivi Windows registrano 3,1 volte più spegnimenti forzati rispetto ai Mac. I crash completi delle applicazioni sono 2,2 volte più frequenti. E quando si parla di malfunzionamenti generali delle app, il rapporto sale fino a 7,5 volte. Numeri che fanno riflettere, soprattutto se calati in un contesto lavorativo dove ogni interruzione ha un costo reale.
L’impatto sulla produttività e le falle nella sicurezza
Perché non si tratta solo di fastidio momentaneo. Secondo lo studio, anche un inconveniente apparentemente banale può tradursi in uno stop di circa 24 minuti per il dipendente coinvolto. Non è solo il tempo materiale speso a risolvere il problema: c’è anche quello necessario per ritrovare la concentrazione, per rientrare nel flusso di lavoro. Sembra poco, detto così, ma moltiplicato per decine o centinaia di episodi al mese in un’azienda di medie dimensioni, il conto diventa salato. E più la pressione produttiva aumenta, più questo tipo di rallentamenti pesa.
Il quadro però non si ferma qui, perché il report di Omnissa solleva anche questioni legate alla sicurezza informatica che meritano attenzione. Oltre il 50% dei dispositivi Windows e Android utilizzati in settori altamente regolamentati, come quello sanitario e farmaceutico, risulta indietro di almeno cinque versioni principali del sistema operativo. Parliamo di ambienti dove la protezione dei dati sensibili dovrebbe essere una priorità assoluta, e invece ci si ritrova con macchine che girano su software obsoleto, esposto a vulnerabilità note e potenzialmente sfruttabili.
Scuole e dispositivi non cifrati: un problema sottovalutato
Il comparto scolastico presenta criticità altrettanto preoccupanti. Più della metà dei desktop e dispositivi mobili in uso nelle scuole non risulta cifrata. Significa che i dati presenti su quei dispositivi, incluse informazioni su studenti e personale, non godono nemmeno delle protezioni di base che oggi dovrebbero essere considerate lo standard minimo. Si tratta di una lacuna grave nelle pratiche di sicurezza, che evidenzia quanto il problema non sia solo tecnico ma anche culturale e organizzativo. L’aggiornamento dei sistemi e l’adozione di misure elementari come la cifratura restano, in molti contesti, un obiettivo ancora lontano dall’essere raggiunto.
