“Tavajoh! Tavajoh! Tavajoh!”, che in lingua farsi significa “Attenzione!”. È con queste parole che si aprono delle trasmissioni radio misteriose captate su frequenze a onde corte fin dal 28 febbraio, il primo giorno della guerra in Medio Oriente scatenata dagli attacchi di Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Una voce maschile enuncia poi una serie di numeri apparentemente senza ordine logico, in modo lento e ritmato, per quasi due ore. Poi silenzio. E poi di nuovo, a distanza di diverse ore, lo stesso schema si ripete. Due volte al giorno, ogni giorno.
Secondo Priyom, uno storico gruppo di radioamatori specializzato nel tracciamento delle cosiddette numbers station a livello globale, la trasmissione è stata captata per la prima volta in coincidenza con l’inizio dei raid statunitensi sull’Iran. Da allora va in onda sulla frequenza a onde corte 7910 kHz con una regolarità impressionante: ogni giorno alle 03.00 e alle 19.00 ora italiana.
Nel fine settimana, Priyom ha annunciato di aver identificato la probabile origine del segnale. Attraverso tecniche di multilaterazione e triangolazione, l’organizzazione è riuscita a risalire a un impianto di trasmissione a onde corte situato all’interno di una base militare statunitense a Böblingen, a sud ovest di Stoccarda, in Germania. Il sito si trova in un’area riservata dedicata all’addestramento tra la Panzer Kaserne e la Patch Barracks, dove operano unità collegate al 52° Battaglione dei comunicazioni strategiche dell’esercito statunitense. Pur restringendo il campo, questa scoperta non svela chi ci sia davvero dietro le trasmissioni radio, né chi ne sia il destinatario.
I messaggi durano circa due ore e sono divisi in cinque o sei segmenti, ciascuno lungo fino a 20 minuti. Ogni sezione si apre con un “Tavajoh”, seguito da una sequenza di numeri in persiano, a volte intervallati da una o due parole in inglese. Cinque giorni dopo la prima diffusione, alcuni jammer radiofonici hanno tentato di bloccare la frequenza. Il giorno successivo, la trasmissione si è spostata su 7842 kHz.
Cosa sono le numbers station e perché se ne parla ancora nel 2025
Le numbers station sono stazioni radio a onde corte che riproducono stringhe di numeri o codici apparentemente casuali. “Si tratta di un messaggio radio criptato utilizzato dai servizi segreti stranieri, spesso nel quadro di un’operazione complessa di agenzie di intelligence e militari”, spiega Maris Goldmanis, storico lettone con una passione per queste stazioni. Sono comunemente associate allo spionaggio. “Per le agenzie di intelligence è importante comunicare con le proprie spie per raccogliere informazioni”, sottolinea John Sipher, che ha lavorato per 28 anni nel National Clandestine Service della CIA. “Non è sempre possibile farlo di persona a causa di vincoli politici o di conflitti. Ed è qui che entrano in gioco le numbers station”.
Nonostante il loro utilizzo risalga alla prima guerra mondiale, queste stazioni hanno acquisito un ruolo particolarmente rilevante durante la guerra fredda tra Stati Uniti e Unione Sovietica. Con l’evoluzione delle tecniche di spionaggio, i governi iniziarono a ricorrere a codici numerici diffusi via voce per comunicare con gli agenti. In molti casi si trattava di comunicazioni bidirezionali in codice Morse. I numeri, vista la loro natura apparentemente casuale, possono essere compresi solo con un libro codice, un documento contenente le chiavi per decifrare i messaggi.
Chi trasmette e perché proprio adesso
Se la probabile origine del segnale è ora più chiara, scopo e destinatario restano un’incognita. Una teoria sostiene che le trasmissioni provengano dallo stesso Iran e facciano parte dei suoi sforzi di intelligence in tempo di guerra. “Una stazione di questo tipo sarebbe apparsa se i servizi segreti iraniani avessero perso la loro abituale via di comunicazione segreta con gli agenti all’estero, a causa degli attacchi israeliani e statunitensi”, afferma Goldmanis.
Una seconda e più accreditata tesi ritiene invece che gli Stati Uniti, Israele o un gruppo di opposizione iraniano in esilio in Europa stiano usando trasmettitori a onde corte per raggiungere alleati all’interno del paese. C’è anche l’ipotesi che queste trasmissioni servano a confondere e distrarre la sicurezza iraniana.
A partire dal 4 marzo è stata rilevata un’interferenza che corrisponde a una tecnica nota come bubble jammer, un dispositivo di disturbo già associato al regime iraniano. “L’Iran ha usato questi suoni che ricordano le bolle per disturbare Radio Farda, Voice of Israel e Voice of America in passato”, spiega Goldmanis, secondo cui questo dettaglio conferisce un certo valore alla teoria per cui la fonte dei messaggi potrebbe essere un oppositore del regime di Teheran.
Dall’inizio della guerra, il governo iraniano è tornato a limitare fortemente l’accesso a internet, con estesi blackout in tutto il paese. In questi contesti, strumenti tradizionali come le radio a onde corte potrebbero rivelarsi metodi affidabili per comunicare in segreto. “Le onde corte si possono ricevere a grandi distanze; tutto ciò che serve è una radio a onde corte tecnicamente valida e un luogo privo di interferenze”, sottolinea Goldmanis. Come aggiunge Sipher, per il regime iraniano non c’è modo di capire chi stia ricevendo i segnali in entrata, perché vengono trasmessi a tutti: a differenza di un dispositivo Starlink che può essere localizzato, non esiste modo di determinare chi stia ascoltando quei numeri.
