La domesticazione del cane potrebbe essere molto più antica di quanto si pensasse fino a oggi. Una scoperta avvenuta in Turchia ha infatti portato alla luce prove che spingono indietro nel tempo il legame tra esseri umani e cani di almeno 16.000 anni, costringendo la comunità scientifica a ripensare buona parte di ciò che si credeva di sapere sull’argomento.
Un ritrovamento che cambia tutto
Il sito archeologico turco al centro di questa rivelazione ha restituito resti che raccontano una convivenza profonda, quotidiana, tra cacciatori-raccoglitori e i loro cani. Non si parla di una relazione utilitaristica e basta, del tipo “tu fai la guardia e ti do gli avanzi”. No, qui la faccenda è parecchio più complessa. I gruppi umani che popolavano vaste aree tra Europa e Asia condividevano attivamente il cibo con questi animali, trattandoli a tutti gli effetti come componenti del nucleo familiare. E la prova più significativa riguarda le sepolture: i cani venivano seppelliti seguendo pratiche rituali molto simili a quelle riservate alle persone.
Questo è un dato enorme, se ci si pensa. La domesticazione del cane non era semplicemente un processo funzionale, legato alla caccia o alla protezione del gruppo. Era qualcosa di emotivo, culturale, che aveva a che fare con il modo stesso in cui quegli esseri umani costruivano i propri legami sociali. Il cane non stava “fuori dal cerchio”, stava dentro. Era famiglia.
Una storia da riscrivere
Fino a poco tempo fa, le stime più accreditate collocavano la domesticazione del cane in una finestra temporale compresa tra 14.000 e 12.000 anni fa, con dibattiti ancora aperti sulla zona geografica esatta in cui tutto ebbe inizio. Questa nuova scoperta in Turchia sposta l’asticella di migliaia di anni, portandola appunto a 16.000 anni fa, e apre scenari del tutto nuovi.
Va detto che il dibattito nella comunità scientifica non si è mai davvero chiuso. Alcuni studi basati sul DNA antico avevano già suggerito tempistiche più remote, ma mancavano evidenze archeologiche concrete a supporto. Ora queste evidenze ci sono, e parlano chiaro. I resti trovati mostrano segni inequivocabili di una relazione strutturata e continuativa, non episodica. I cani mangiavano le stesse cose dei loro compagni umani, il che significa che venivano nutriti intenzionalmente, non lasciati a procacciarsi il cibo da soli.
L’aspetto delle sepolture rimane probabilmente il più affascinante. In diverse culture antiche, il modo in cui si trattavano i defunti rifletteva il valore attribuito a quella persona all’interno della comunità. Il fatto che lo stesso trattamento venisse riservato ai cani dice moltissimo sul ruolo simbolico e affettivo che questi animali ricoprivano già in epoche così remote. Non erano strumenti. Non erano semplici alleati nella caccia. Erano qualcosa di più, qualcosa che oggi si riconoscerebbe senza fatica come un legame affettivo autentico. La scoperta in Turchia aggiunge dunque un tassello fondamentale alla ricostruzione dell’evoluzione del rapporto tra uomo e cane, suggerendo che questo legame si sia consolidato ben prima della nascita dell’agricoltura e delle prime forme di vita sedentaria.
