AdBlock Plus ha appena rilasciato un aggiornamento che potrebbe cambiare parecchio le cose per chi naviga sul web ogni giorno e non ne può più della pubblicità invasiva. La nuova versione del celebre software di blocco pubblicitario non si limita a fare quello che ha sempre fatto, cioè nascondere i banner. Questa volta il salto è decisamente più ambizioso, perché entrano in gioco funzionalità basate sull’intelligenza artificiale e strumenti avanzati di protezione della privacy, pensati per offrire un’esperienza di navigazione radicalmente diversa.
L’annuncio è arrivato il 25 marzo e ha subito acceso il dibattito nel settore tecnologico. La nuova versione di AdBlock Plus è già disponibile sia per dispositivi Android che per desktop, il che significa che una fetta enorme di utenti può già scaricarla e provarla. Il cambiamento rispetto a prima riguarda il software che ora è in grado di riconoscere e bloccare forme di pubblicità che fino a ieri riuscivano a passare inosservate, grazie a un motore di analisi che sfrutta algoritmi di intelligenza artificiale per identificare in tempo reale i contenuti pubblicitari più subdoli. Non si parla solo dei classici pop-up o dei banner a tutto schermo, ma anche di quelle tecniche più sofisticate che molti siti usano per aggirare i blocchi tradizionali.
Cosa cambia concretamente per chi naviga ogni giorno
Il punto forte di questo aggiornamento di AdBlock Plus sta nel modo in cui l’intelligenza artificiale viene utilizzata per analizzare il comportamento delle pagine web. Il sistema impara dalle abitudini di navigazione e migliora progressivamente la propria capacità di blocco pubblicitario, adattandosi ai nuovi formati che gli inserzionisti continuano a inventare. È una specie di rincorsa continua tra chi vuole mostrare pubblicità e chi vuole eliminarla, e con questo aggiornamento il software sembra aver guadagnato un bel vantaggio.
La protezione della privacy, poi, è l’altro aspetto che merita attenzione. AdBlock Plus ora integra strumenti che impediscono il tracciamento dell’utente attraverso i cosiddetti tracker invisibili, quei piccoli frammenti di codice che raccolgono dati senza che nessuno se ne accorga. Per gli utenti italiani, che negli ultimi anni hanno mostrato una sensibilità crescente verso questi temi, si tratta di una novità tutt’altro che marginale.
