Pretty Lethal è il nuovo film disponibile su Amazon Prime Video che mette insieme danza classica, violenza e umorismo nero, con una premessa che sulla carta sembrava irresistibile: cinque giovani ballerine americane contro un’organizzazione criminale nel cuore dell’Ungheria. Il problema è che tra la promessa e il risultato c’è un divario piuttosto evidente, e quel potenziale esplosivo finisce per sgonfiarsi ben prima dei titoli di coda.
La storia è semplice. Una compagnia di giovani danzatrici, accompagnata dall’esperta insegnante Thorna, è in viaggio verso Budapest per uno spettacolo. Il gruppo è composto da personalità molto diverse tra loro: c’è Bones, la ribelle, Princess, la viziata, le sorelle Zoe e Chloe (quest’ultima sordomuta) e l’ingenua Grace. Ognuna con le proprie ambizioni, i propri sogni, le solite dinamiche da film corale tra amicizie e rivalità. Il viaggio però si complica quando il bus si guasta su una strada isolata, e le ragazze finiscono per cercare riparo in un castello sperduto nella foresta. Una locanda gestita da Devora Kasimer, ex ballerina legata a un giro criminale. A peggiorare le cose arriva Pasha, giovane gangster arrogante e imprevedibile, che scatena il caos. Quello che i criminali non sanno è che Zoe e le sue compagne hanno qualche asso nella manica piuttosto inaspettato.
Quando la danza incontra la violenza
Pretty Lethal aveva tutte le carte in regola per ritagliarsi uno spazio nel filone delle action comedy contemporanee. L’idea di fondo è gustosa: ragazze in tutù che sgominano brutti ceffi a passo di danza, con la dissonanza tra le movenze del balletto e l’uso delle armi a creare momenti potenzialmente memorabili. E in effetti, quando il film decide di seguire questa strada fino in fondo, qualcosa funziona davvero. Un paio di sequenze coreograficamente ispirate riescono a centrare il bersaglio, con un sano istinto per la violenza di genere che fa capolino con efficacia.
Il guaio è che tutto il succo dell’operazione si esaurisce in quei pochi minuti. Il resto della visione è un miscuglio confuso tra momenti leggeri e altri che vorrebbero essere pulp, senza mai trovare un equilibrio credibile. Si spreca una villain del calibro di Uma Thurman, ridotta a una caricatura sbiadita e priva di mordente. E la presunta varietà del cast, dalle rivalità tra le ballerine ai temi legati alla disabilità, fino alle allucinazioni da sostanze psichedeliche, si perde in una sequela stanca di gag e battibecchi poco ispirati.
Un’ambientazione sprecata e un finale già scritto
L’unico guizzo narrativo degno di nota è la brutale eliminazione a sangue freddo dell’istruttrice, una scelta che lascia le giovanissime protagoniste sole contro tutto e tutti, mosse tanto dallo spirito di sopravvivenza quanto dalla voglia di vendetta. Per il resto, Pretty Lethal vive su una trama lineare che non riserva colpi di scena nella seconda metà e finisce per trascinarsi in un meccanismo ripetitivo: un continuo gioco del gatto col topo dentro un maniero che avrebbe potuto offrire molteplici possibilità scenografiche ma che, nella resa finale, fa sembrare stanze e corridoi tutti identici. Il film dura appena 88 minuti, eppure la sensazione è che la resa dei conti arrivi comunque troppo tardi, chiudendo una mattanza che voleva essere sui generis ma si è rivelata molto più scontata del previsto, con una sceneggiatura ai minimi termini e un ritmo che non riesce quasi mai a trovare la cadenza giusta.
