La strategia di MediaWorld per il 2026 segna un cambio di passo che va ben oltre il semplice aggiornamento del catalogo o il restyling dei punti vendita. Il gruppo sta ripensando da zero il proprio modello di business, con l’obiettivo dichiarato di trasformarsi da catena di elettronica di consumo a vera e propria piattaforma integrata, capace di unire esperienza fisica e digitale in un ecosistema coerente. E non si tratta di uno slogan: ci sono nomi, ruoli e direzioni operative già ben definite.
Al centro di questa trasformazione ci sono due leve fondamentali. Da una parte, l’espansione del Marketplace, affidata alla guida di Leonardo Costa. Dall’altra, il consolidamento del Retail Media, con Francesco Sodano alla direzione. Due aree che, messe insieme, ridisegnano completamente il modo in cui MediaWorld genera ricavi e si relaziona con clienti e brand partner.
Marketplace e Retail Media: i due pilastri della trasformazione
Il Marketplace rappresenta probabilmente la mossa più ambiziosa. Non si parla più soltanto di vendere prodotti a marchio proprio o di terze parti attraverso il sito ufficiale, ma di aprire la piattaforma a un ventaglio molto più ampio di venditori e categorie merceologiche. Questo significa che MediaWorld punta a diventare un punto di riferimento per lo shopping tecnologico (e non solo) online, un po’ come hanno fatto altri grandi player internazionali, ma con un vantaggio competitivo non trascurabile: la presenza capillare di negozi fisici sul territorio italiano.
Ed è qui che entra in gioco il concetto di integrazione tra fisico e digitale. Chi compra online può ritirare in store, chi entra in negozio può accedere a un catalogo enormemente più ampio rispetto a quello esposto sugli scaffali. È un modello che sulla carta funziona molto bene, ma che richiede investimenti importanti in logistica, tecnologia e formazione del personale.
Il Retail Media, invece, apre un fronte completamente diverso. Si tratta della possibilità, per i brand, di acquistare spazi pubblicitari direttamente all’interno dell’ecosistema MediaWorld: sul sito, nell’app, nelle comunicazioni ai clienti, persino nei punti vendita. È un modello che negli ultimi anni ha fatto esplodere i ricavi di colossi come Amazon, e che ora MediaWorld vuole portare anche nel contesto europeo della distribuzione elettronica. I margini di crescita sono significativi, perché i dati di prima parte raccolti attraverso il programma fedeltà e le interazioni digitali permettono una profilazione pubblicitaria estremamente precisa.
Un nuovo modello di business per generare ricavi diversificati
Quello che emerge dalla strategia 2026 è un disegno che mira a diversificare le fonti di guadagno. Fino a pochi anni fa, il grosso del fatturato derivava dalla vendita diretta di prodotti. Ora, con il Marketplace che porta commissioni da venditori terzi e il Retail Media che monetizza l’audience e i dati, MediaWorld costruisce un modello a più gambe, meno esposto alle fluttuazioni del mercato dell’elettronica di consumo.
La nuova esperienza d’acquisto che il gruppo intende offrire non è solo questione di comodità o di prezzo. È un ripensamento complessivo del rapporto tra consumatore e insegna, dove ogni touchpoint diventa un’opportunità commerciale e ogni interazione genera valore misurabile. Le nomine di Costa e Sodano ai vertici delle rispettive divisioni confermano che non si tratta di progetti pilota o esperimenti, ma di una direzione strategica già operativa, con obiettivi concreti fissati per il 2026.
