La crisi dei chip di memoria non accenna a rallentare, anzi. Da qualche mese ormai il settore dei semiconduttori sta vivendo una fase particolarmente turbolenta, alimentata dalla domanda smisurata legata al mondo dell’intelligenza artificiale. E le conseguenze si stanno facendo sentire su tutto, ma proprio tutto: SSD, banchi di RAM, chip integrati e, da qualche settimana, perfino i processori.
Il meccanismo è abbastanza semplice da capire. Quando la domanda di componenti di memoria esplode in un settore specifico, come quello AI, l’offerta fatica a tenere il passo. Il risultato? Una carenza generalizzata che si riflette in aumenti di prezzo piuttosto consistenti. Non parliamo solo dei componenti che si comprano al dettaglio, ma anche di quelli che vengono integrati nei dispositivi finiti. È esattamente per questo motivo che quasi ogni nuovo prodotto uscito nelle ultime settimane costa di più rispetto a quanto ci si aspettava. Dai Galaxy S26 di Samsung ai laptop di fascia media e alta, passando per le schede grafiche: nessun segmento sembra essere rimasto immune. Galaxy S26, per esempio, ha subito ritocchi al listino che molti osservatori attribuiscono proprio a questa dinamica nella catena di fornitura.
I processori Intel e AMD costano già di più
Ma il dato più preoccupante riguarda proprio le CPU. Se finora il problema sembrava circoscritto alle memorie e alle GPU, adesso la reazione a catena sta colpendo anche il cuore di ogni computer. Intel aveva già fatto trapelare un primo allarme nei giorni scorsi, e ora arrivano conferme concrete dal campo. I prezzi delle CPU stanno registrando aumenti medi compresi tra il 10% e il 15%, sia nel segmento consumer sia in quello server. Il che significa che ne risentiranno tanto gli utenti comuni quanto le aziende e i data center.
Le informazioni che emergono dalla supply chain descrivono uno scenario in peggioramento piuttosto uniforme tra i vari produttori. Sia Intel sia AMD avrebbero già comunicato ai propri partner incrementi di prezzo su tutte le linee di processori, con le nuove tariffe entrate in vigore tra marzo e aprile. E non finisce qui, perché oltre ai rincari puri e semplici c’è un altro problema che rischia di complicare ulteriormente le cose: i tempi di consegna. Dove prima si parlava di poche settimane, ora si ragiona nell’ordine di diversi mesi. Un’attesa che per molti operatori del settore diventa difficile da gestire, soprattutto quando si tratta di pianificare produzioni e lancio di nuovi prodotti.
Uno scenario destinato a peggiorare nei prossimi mesi
La cosa che preoccupa di più è che, secondo le indicazioni raccolte lungo tutta la catena di approvvigionamento, nei prossimi mesi la situazione è destinata a peggiorare ulteriormente. La domanda legata all’intelligenza artificiale non mostra segni di rallentamento, e questo continua a sottrarre capacità produttiva a tutti gli altri settori. La crisi dei chip di memoria, insomma, non è più solo una questione di SSD e RAM più costosi: sta diventando un problema strutturale che tocca ogni angolo dell’industria tecnologica, dai processori desktop alle infrastrutture server, passando per smartphone come Galaxy S26 e schede grafiche di ogni fascia. I tempi di consegna dilatati e i listini in crescita rappresentano ormai una realtà con cui produttori e consumatori dovranno fare i conti almeno per tutto il resto del 2025.
