Le batterie di grande scala stanno diventando una delle storie più interessanti del panorama energetico italiano, e i numeri lo confermano in modo piuttosto netto. Alla fine del 2025, la capacità di stoccaggio energetico attiva nel paese ha raggiunto quota 1,9 gigawatt, pari al 20% di tutta quella operativa nell’Unione europea. A certificarlo è lo European Electricity Review 2026, il rapporto annuale del think tank Ember, pubblicato a gennaio.
Ma il dato che colpisce davvero riguarda il futuro: a dicembre 2025 risultavano in costruzione, autorizzati o annunciati progetti per ulteriori 10 gigawatt di nuove batterie. Se tutti venissero realizzati, la capacità italiana crescerebbe di quasi sei volte. Secondo l’analisi di Beatrice Petrovich, senior energy analyst di Ember e autrice del rapporto, le batterie potrebbero arrivare a coprire circa un quinto della domanda elettrica nelle ore serali di picco, proprio quando vengono accese le centrali a gas più costose.
Il modello californiano: cosa succede quando le batterie entrano davvero in funzione
Per capire dove potrebbe arrivare l’Italia, vale la pena guardare alla California. Nel 2021 lo stato americano si trovava più o meno nella stessa situazione dell’Italia di oggi, con circa 2 gigawatt installati. In soli quattro anni quella cifra è salita a 13 gigawatt. Nel settembre 2025, le batterie californiane coprivano regolarmente il 22% della domanda elettrica nelle ore di punta serali, contro appena il 3% di quattro anni prima. Nello stesso periodo, la quota del gas fossile nel picco serale è scesa dal 44% al 34%. “L’Italia ha progetti in cantiere per arrivare ai livelli della California di oggi”, spiega Petrovich.
“E il percorso californiano ci mostra cosa succede quando quelle batterie entrano in funzione”. Il meccanismo è semplice: durante il giorno, quando il sole è abbondante e l’energia solare spinge i prezzi al ribasso, le batterie si caricano. La sera, quando il sole cala e la domanda sale, restituiscono quell’energia alla rete, permettendo di accendere meno centrali termoelettriche. Secondo le stime di Ember, l’energia solare stoccata e rivenduta nelle ore di picco può costare circa 64 euro per megawattora, quasi la metà rispetto ai circa 110 euro per megawattora di una tipica centrale a gas. Nel settembre 2025, le batterie italiane di grande scala scaricavano in media 1,1 gigawatt nelle prime ore serali, coprendo appena il 3% della domanda. Il margine di crescita, insomma, è enorme.
Aste, costi in calo e il rischio di frenare un treno già in corsa
Nel 2025 la generazione da gas in Europa è cresciuta dell’8%, principalmente per compensare un calo dell’idroelettrico. La bolletta delle importazioni di gas per produrre elettricità è salita a 32 miliardi di euro, con un aumento del 16%. I prezzi dell’energia all’ingrosso sono aumentati in 21 paesi su 27. L’Italia, insieme alla Germania, è tra i paesi più esposti. “Le batterie non sono solo una questione ambientale, ma economica e geopolitica”, sottolinea Petrovich. Il 30 settembre 2025 si è svolta la prima asta del meccanismo di approvvigionamento di capacità di stoccaggio elettrico (Macse) organizzata da Terna: sono stati assegnati tutti i 10 gigawattora di capacità di accumulo previsti per il Sud Italia e le isole, con un’offerta che ha superato di quattro volte la domanda.
I prezzi medi sono stati di 13mila euro per megawattora all’anno, ben sotto il tetto di 37mila euro fissato dal regolatore. Dal 2015, il costo delle batterie è sceso in media del 20% all’anno. A livello europeo la capacità ha superato i 10 gigawatt nel 2025, più del doppio rispetto ai 4 gigawatt di appena due anni prima. Petrovich avverte però che il rischio di rallentamenti esiste: “È sempre possibile fare politiche retroattive, mettere i bastoni tra le ruote a progetti anche ben avviati”.
L’Europa centrale ospita già hub manifatturieri significativi: l’Ungheria concentrava quasi il 40% della capacità di assemblaggio di celle dell’Ue, mentre la Polonia è già tra i primi tre esportatori di batterie al mondo. “Rallentare significa ritardare una soluzione che potrebbe far scendere i prezzi dell’energia per famiglie e imprese e ridurre la dipendenza dalle importazioni fossili”, conclude Petrovich.
