Il mercato dei processori per smartphone sta vivendo un momento davvero particolare, uno di quei passaggi che ridefiniscono le regole del gioco per anni a venire. Stando ai dati di Counterpoint Research, nel 2025 più della metà delle spedizioni globali di SoC mobili riguarda nodi produttivi inferiori ai 5 nanometri. Tradotto in parole semplici: i chip che alimentano i telefoni stanno diventando sempre più piccoli, più potenti e più efficienti. E la cosa interessante è che questa corsa alla miniaturizzazione non si ferma qui, anzi. I grandi nomi del settore stanno già puntando con decisione verso i nodi a 3 nm e 2 nm, aprendo un nuovo capitolo tecnologico che però porta con sé anche qualche grattacapo non da poco.
La corsa al 2 nm è già partita, ma non sarà un passaggio indolore
Tra i primi a muoversi c’è stata Samsung, che ha debuttato con un SoC a 2 nm nella serie Galaxy S26 grazie al chip Exynos 2600. Anche Apple, Qualcomm e MediaTek sono attese su questo nodo, con il supporto di TSMC, che ha già avviato la produzione su larga scala. Il quadro sembra roseo, ma c’è un però. Il 2026 potrebbe registrare un calo a doppia cifra nelle spedizioni complessive di processori per smartphone. Il motivo? Vincoli nella disponibilità di memoria, che finiscono per rallentare l’intera catena produttiva.
I numeri raccontano comunque una storia di crescita per i chip avanzati. Secondo l’infografica di Counterpoint, i nodi a 3 nm, 4 nm e 5 nm passeranno dal 61% all’84% dei ricavi totali entro il 2025. Sul fronte delle spedizioni, Qualcomm fa un balzo importante al 37%, MediaTek sale al 15%, mentre Apple mantiene una quota rilevante del 35% ma vede erodere il proprio dominio iniziale, soprattutto perché la tecnologia avanzata sta migrando verso i segmenti di fascia media. Ed è proprio questo uno degli aspetti più significativi: i processori per smartphone costruiti su nodi evoluti non sono più un’esclusiva dei modelli top di gamma. La diffusione si sta allargando anche al segmento medio, il che cambia parecchio le prospettive di mercato.
Costi in aumento e nuovi equilibri tra i produttori
Entro il 2026, la quota dei chip basati su nodi avanzati potrebbe avvicinarsi al 60% delle spedizioni totali. Le tecnologie a 3 nm e 2 nm sono destinate a crescere del 18% su base annua, fino a trovarsi in circa un terzo degli smartphone venduti. Fin qui tutto bene, se non fosse per un dettaglio che peserà sulle tasche di tutti: i wafer prodotti con processo a 2 nm potrebbero costare circa il 30% in più rispetto a quelli a 3 nm. Un incremento che si rifletterà inevitabilmente sui prezzi dei processori per smartphone di nuova generazione. I produttori difficilmente assorbiranno per intero questi costi aggiuntivi, e questo significa prezzi medi più alti per i dispositivi finali.
