La sanzione da 15 milioni di euro inflitta a OpenAI dal Garante per la protezione dei dati personali è stata annullata dal Tribunale di Roma. Una decisione che chiude, almeno dal punto di vista giudiziario, una delle vicende più significative nel rapporto tra intelligenza artificiale e tutela della privacy nel nostro Paese. Le motivazioni della sentenza non sono ancora state pubblicate, ma il verdetto segna comunque un punto di svolta in una storia che va avanti da circa tre anni.
Forse qualcuno se lo sarà dimenticato, ma era la primavera del 2022 quando il Garante dispose il blocco immediato di ChatGPT in Italia. Le contestazioni erano piuttosto pesanti: mancanza di un’informativa chiara agli utenti, assenza di una base giuridica solida per il trattamento massivo dei dati personali usati nell’addestramento dei modelli linguistici. L’Italia divenne il primo Paese occidentale a sospendere il servizio, e la notizia fece il giro del mondo. OpenAI si adeguò in parte, ChatGPT tornò disponibile, ma l’istruttoria andò comunque avanti.
Dalla sanzione di dicembre 2024 all’annullamento definitivo
Nel dicembre 2024 arrivò il colpo grosso: la sanzione da 15 milioni di euro, accompagnata dall’obbligo per OpenAI di realizzare una campagna informativa nazionale della durata di sei mesi, da diffondere su radio, televisione e internet. Le accuse coprivano diversi fronti. Si parlava di utilizzo di dati personali per addestrare ChatGPT senza una base giuridica adeguata, di violazione del principio di trasparenza verso gli utenti, di assenza di meccanismi efficaci per la verifica dell’età e di mancata notifica tempestiva di un data breach avvenuto nel marzo 2023.
OpenAI impugnò il provvedimento, definendolo sproporzionato. Nel marzo 2025 il Tribunale di Roma aveva già disposto la sospensione cautelare della multa, in attesa del giudizio di merito. Con la pronuncia arrivata in questi giorni, l’annullamento è diventato definitivo.
Cosa resta aperto dopo la sentenza del Tribunale di Roma
Sarà fondamentale leggere le motivazioni della sentenza per capire su quali basi il Tribunale abbia ritenuto non fondate le contestazioni del Garante Privacy. La questione centrale resta quella più spinosa: come si valuta, dal punto di vista giuridico, l’utilizzo di dati raccolti online per addestrare modelli di intelligenza artificiale quando manca un consenso esplicito degli utenti?
OpenAI ha accolto con favore la decisione, ribadendo il proprio impegno nel rispetto della privacy e la volontà di contribuire allo sviluppo dell’intelligenza artificiale in Italia. Dal Garante, invece, non sono arrivate comunicazioni ufficiali.
