Che i Neanderthal fossero molto più sofisticati di quanto si pensasse qualche decennio fa, ormai è un dato acquisito. Ma ora uno studio pubblicato sulla rivista Plos One aggiunge un tassello davvero sorprendente: questi nostri lontani cugini sapevano utilizzare il catrame di betulla per combattere le infezioni. Non un rimedio casuale, non un gesto istintivo. Parliamo di una scelta consapevole, basata su una conoscenza pratica delle proprietà antibiotiche di certe sostanze naturali. E questo cambia parecchio la percezione che abbiamo della loro cultura.
La scoperta arriva da un gruppo di ricercatori che ha analizzato residui organici trovati su manufatti neandertaliani risalenti a decine di migliaia di anni fa. Il catrame di betulla, ottenuto attraverso un processo di distillazione della corteccia tutt’altro che banale, veniva già noto come adesivo per fissare punte di selce ai manici in legno. Fin qui, niente di nuovo. La novità è che le analisi chimiche hanno evidenziato come questa sostanza venisse probabilmente impiegata anche con finalità terapeutiche, sfruttando le sue capacità di contrastare la proliferazione batterica.
Una medicina preistorica più avanzata del previsto
Quello che rende questa ricerca particolarmente interessante è il livello di intenzionalità che suggerisce. Produrre catrame di betulla richiede temperature controllate, una certa padronanza del fuoco e una sequenza precisa di passaggi. Non è qualcosa che si ottiene per caso. Se i Neanderthal lo utilizzavano anche per trattare ferite o infezioni, significa che possedevano una forma di conoscenza medica tramandata e affinata nel tempo. Un sapere empirico, certo, ma non per questo meno efficace.
Gli autori dello studio sottolineano come questa evidenza si inserisca in un quadro sempre più ricco. Negli ultimi anni, diverse ricerche hanno mostrato che i Neanderthal praticavano forme di cura reciproca, assistevano i compagni feriti e, in almeno un caso documentato, utilizzavano piante con proprietà analgesiche e antinfiammatorie. Il catrame di betulla con funzione antibiotica rappresenta però un passo ulteriore, perché implica la capacità di trasformare una materia prima in un prodotto con uno scopo specifico e diverso da quello originario.
Perché questa scoperta conta davvero
Lo studio pubblicato su Plos One non si limita a raccontare un aneddoto curioso sulla preistoria. Pone una domanda più profonda su cosa significhi davvero essere “primitivi”. I Neanderthal vivevano in ambienti ostili, con risorse limitate, eppure avevano sviluppato strategie di sopravvivenza che includevano una rudimentale ma funzionale farmacologia. Questo dato costringe a rivedere l’idea, ancora diffusa, che li dipinge come creature rozze e prive di pensiero complesso.
La capacità di riconoscere le proprietà antibiotiche del catrame di betulla, di produrlo e applicarlo con criterio, richiede osservazione, memoria, trasmissione culturale. Tutte qualità che fino a pochi anni fa venivano attribuite esclusivamente a Homo sapiens. Ora sappiamo che non era così, e che la distanza cognitiva tra le due specie era probabilmente molto più sottile di quanto si credesse.
