Resident Evil compie trent’anni e lo fa in un modo che pochi franchise possono permettersi: con un capitolo nuovo di zecca che vende milioni di copie e un’eredità culturale che va ben oltre i videogiochi. Il primo episodio di questa saga firmata Capcom arrivò in Giappone il 22 marzo 1996 su PlayStation, cambiando per sempre le regole del gioco quando si parlava di horror interattivo. Non era il primo titolo a mettere paura, certo. Ma il suo impatto fu così profondo da far nascere un sottogenere intero, il survival horror, poi ripreso da tantissime altre produzioni, Silent Hill di Konami su tutte. Da quel momento in poi, Resident Evil è diventata la serie di punta di Capcom, con oltre 180 milioni di copie vendute complessivamente. E non si parla solo di videogiochi: il franchise ha generato sei film con Milla Jovovich, serie televisive, pellicole d’animazione, fumetti e romanzi. Nel corso del 2026 è atteso anche un nuovo film reboot diretto da Zach Cregger.
Ma il modo migliore per celebrare un compleanno così importante è arrivato dal fronte videoludico. Resident Evil Requiem, nono capitolo ufficiale, è uscito il 27 febbraio 2026 e ha già superato i 6 milioni di copie in meno di un mese. Il gioco segna il ritorno di Leon S. Kennedy, affiancato dalla nuova protagonista Grace Ashcroft, e riporta tutto là dove era cominciato: Raccoon City.
Come nacque il primo Resident Evil: da Sweet Home alla rivoluzione su PlayStation
La storia dietro il primo Resident Evil è quasi un racconto nel racconto. Tutto partì dalla mente di Shinji Mikami, uno dei game designer più importanti del Giappone. Il suo mentore, Tokuro Fujiwara, nel 1989 aveva realizzato Sweet Home per Nes, un titolo horror ispirato a un film giapponese, che mescolava elementi da RPG classici con enigmi ambientali e una casa trasformata in trappola mortale. Nel 1993, Fujiwara propose a Mikami di creare qualcosa di nuovo partendo da quelle basi. Mikami era inizialmente riluttante: si spaventava troppo facilmente. Proprio per questo, secondo Fujiwara, era la persona perfetta. Chi meglio di qualcuno che conosce davvero la paura poteva capire cosa avrebbe terrorizzato i giocatori?
Lo sviluppo durò tre anni. Inizialmente pensato per Super Nintendo, il progetto migrò su PlayStation con l’arrivo della grafica 3D. Nei primi sei mesi Mikami ci lavorò praticamente da solo, per poi arrivare a un team di circa 80 persone. L’ambientazione, una grande magione dalla struttura labirintica, riprendeva direttamente Sweet Home. Le ispirazioni cinematografiche spaziavano da Shining a L’alba dei morti viventi, mentre la struttura visiva con le telecamere fisse arrivava da Alone in the Dark. Il gioco doveva inizialmente avere una visuale in prima persona, idea poi abbandonata. Né Capcom né il team si aspettavano grandi numeri. Sbagliavano.
Da Resident Evil 2 a Requiem: trent’anni di evoluzione e reinvenzione
Due anni dopo arrivò Resident Evil 2, diretto da Hideki Kamiya sotto la supervisione di Mikami. Fu lui a introdurre Leon S. Kennedy e Claire Redfield, con una struttura narrativa a doppio protagonista e un’impronta più action. Nel 1999, Resident Evil 3: Nemesis portò in scena un nemico inarrestabile che inseguiva Jill Valentine per l’intera durata del gioco. Poi venne Code: Veronica su Dreamcast, e nel 2005 Mikami tornò alla regia con Resident Evil 4, un titolo che ridefinì gli sparatutto in terza persona. I capitoli 5 e 6 virarono verso l’azione cooperativa, dividendo i fan. Con Resident Evil 7: Biohazard nel 2017, Capcom rispose tornando all’horror puro, in prima persona. Resident Evil Village nel 2021 mescolò poi terrore e azione, richiamando lo spirito del quarto capitolo.
Resident Evil Requiem funziona proprio perché sintetizza queste due anime. Le sezioni con Grace Ashcroft puntano sulla tensione estrema: poche munizioni, tanta paura. Leon invece porta il sollievo dell’azione spettacolare, con il suo arsenale e i celebri calci rotanti. Il gioco chiude il cerchio narrativo legato alla Umbrella Corporation, ma apre anche a un futuro tutto nuovo. Circolano già rumor su possibili remake di Code: Veronica e persino del primo storico capitolo, già riproposto nel 2002 su GameCube. Nulla è confermato, ma l’idea di rivedere gli orrori della Spencer Mansion in veste moderna resta più che concreta.
