Ferrari Luce rappresenta il primo passo di Maranello nel mondo delle auto elettriche, e già dalle prime informazioni trapelate si capisce che non sarà una hypercar qualunque. Oltre a sfoggiare interni in vetro e alluminio lavorato a controllo numerico (una soluzione mai vista prima su un’auto di serie), l’elettrica del Cavallino promette un’esperienza di guida radicalmente diversa da qualsiasi altra vettura a batteria oggi sul mercato. La potenza dichiarata supera i 1.000 CV, sviluppati da quattro motori elettrici indipendenti, uno per ciascuna ruota. Le prestazioni saranno mostruose, questo è poco ma sicuro. Ma il punto centrale non è la forza bruta: è il modo in cui tutta quella potenza arriverà a terra.
Le elettriche con numeri da capogiro sotto il cofano hanno un problema noto a chiunque ne abbia guidata una davvero veloce. L’accelerazione è talmente violenta e istantanea che, oltre una certa soglia, il corpo umano fa fatica a gestirla. Il cervello, letteralmente, va in sofferenza. Ferrari ha deciso di affrontare la questione con un approccio che definire ambizioso è riduttivo: una partnership con la NASA. L’obiettivo della collaborazione con l’agenzia spaziale americana era individuare con precisione scientifica il limite oltre il quale la spinta diventa fastidiosa per chi sta a bordo. Partendo da quei dati, gli ingegneri di Maranello hanno sviluppato delle curve di potenza calibrate per restare sempre al di sotto di quella soglia critica, senza però rinunciare a prestazioni da riferimento assoluto. A confermarlo è stato direttamente l’amministratore delegato Benedetto Vigna, in un’intervista rilasciata ad Autocar India. Ferrari Luce, insomma, scatterà in modo bruciante ma senza mai creare disagio agli occupanti.
C’è poi un dettaglio che la dice lunga sulla filosofia del progetto. Le palette al volante ci sono, ma non servono a cambiare rapporti (non ce ne sono, d’altra parte). Sulla Luce le palette modulano la coppia in tempo reale, permettendo a chi guida di modificare la risposta della vettura secondo le proprie preferenze. Una trovata elegante, che restituisce al guidatore un controllo attivo sull’erogazione.
Il suono di Ferrari Luce: niente trucchi, solo frequenze amplificate
L’altro capitolo fondamentale riguarda il sound. Ferrari ha preso una strada netta su questo tema, rifiutando qualsiasi generatore di suoni artificiali. Nessuna colonna sonora finta per simulare il rombo di un V12 o di un V8 aspirato. La scelta è stata un’altra, più sottile e coerente.
Come ha spiegato Vigna, un motore elettrico non è affatto silenzioso. Produce frequenze, solo che la maggior parte di queste sono alte, sottili e piuttosto fastidiose per l’orecchio umano. Esistono però anche frequenze più basse, più cupe, più viscerali.

