Ogni tanto dal panorama indie spunta fuori qualcosa che fa alzare un sopracciglio. The Abased è esattamente quel tipo di progetto: un action RPG fantasy che prende ispirazione diretta dalla Bibbia e mette nei panni del giocatore un personaggio che, diciamolo, non si vede tutti i giorni nei videogiochi. Un lebbroso. Già solo questo basterebbe a far parlare di sé, ma c’è parecchio altro sotto la superficie.
Il gioco sta facendo rumore nella community videoludica per una serie di scelte creative che lo posizionano in una nicchia tutta sua. Non si tratta del solito fantasy con draghi e cavalieri, né di un titolo che strizza l’occhio ai soulslike tanto per cavalcare l’onda. The Abased costruisce il proprio universo narrativo attingendo a testi biblici, ricontestualizzandoli in chiave ludica con un approccio che sembra tanto coraggioso quanto rischioso. Il protagonista, segnato dalla lebbra e quindi emarginato dalla società del gioco, affronta un percorso che mescola combattimento, esplorazione e una forte componente narrativa legata a temi come la redenzione, la sofferenza e la fede.
Un’esperienza di gioco fuori dagli schemi
Quello che rende The Abased davvero interessante è il modo in cui fonde meccaniche RPG classiche con un’ambientazione che quasi nessuno ha mai esplorato nel medium videoludico. La componente action promette scontri viscerali, ma è il contesto a fare la differenza. La condizione del protagonista non è solo un dettaglio estetico: influenza le interazioni con gli NPC, le missioni disponibili e perfino le dinamiche di combattimento. Essere un lebbroso in questo mondo significa partire dal gradino più basso, e il gioco non risparmia il peso emotivo di quella condizione.
L’ambientazione biblica non va intesa in senso letterale. Non si tratta di rivivere episodi delle Scritture passo dopo passo, ma piuttosto di respirare quell’atmosfera, quei toni, quella visione del mondo dove il sacro e il profano si mescolano continuamente. Gli sviluppatori sembrano aver lavorato parecchio sulla costruzione del lore, cercando di creare qualcosa che rispetti le fonti di ispirazione senza trasformare il gioco in una lezione di catechismo.
Perché sta attirando tanta attenzione
Il motivo per cui The Abased sta generando curiosità è abbastanza semplice: propone qualcosa di genuinamente diverso. In un mercato saturo di action RPG che spesso si assomigliano tra loro, un titolo che osa partire da premesse così inusuali ha automaticamente un vantaggio in termini di visibilità. La scelta di un protagonista lebbroso, figura praticamente assente nella storia dei videogiochi, aggiunge uno strato di originalità che va oltre il semplice espediente di marketing.
C’è anche una componente di sfida progettuale non banale: raccontare la sofferenza fisica e l’esclusione sociale attraverso le meccaniche di gioco, senza cadere nel pietismo o nella spettacolarizzazione gratuita, richiede una sensibilità particolare. Da quanto emerge dalle prime informazioni disponibili, il team di sviluppo sembra consapevole di questo equilibrio delicato.
