La fibra ottica in Italia potrebbe vivere una svolta importante. Open Fiber e Fibercop hanno annunciato un accordo non vincolante per la creazione di una joint venture che punta ad accelerare la copertura nazionale della rete in fibra. Una notizia che, se confermata nei dettagli operativi, cambierebbe parecchio lo scenario delle telecomunicazioni nel nostro Paese.
L’intesa, per ora ancora in fase preliminare, nasce da un’esigenza concreta e piuttosto urgente: ridurre i costi legati alla costruzione e alla manutenzione delle infrastrutture di rete, evitando duplicazioni inutili e velocizzando i tempi di realizzazione. Parliamo di due dei principali operatori wholesale italiani, cioè quelle realtà che non vendono direttamente ai consumatori ma costruiscono e gestiscono la rete fisica su cui poi viaggiano i servizi degli operatori retail.
Il fatto che l’accordo sia definito “non vincolante” significa che le parti stanno ancora negoziando i termini precisi della collaborazione. Non è quindi un matrimonio già celebrato, ma piuttosto un fidanzamento ufficiale. Tuttavia, la direzione è chiara: mettere insieme risorse e competenze per portare la fibra ottica dove oggi ancora non arriva, soprattutto nelle aree meno densamente popolate del territorio italiano.
Perché questa alleanza conta davvero
Chi segue le vicende delle telecomunicazioni italiane sa bene quanto il tema della rete unica sia stato dibattuto negli ultimi anni. Tra progetti annunciati, rallentamenti burocratici e cambi di strategia, la copertura in fibra ottica del Paese è proceduta a rilento rispetto ad altri mercati europei. Questa joint venture tra Open Fiber e Fibercop rappresenta un tentativo pragmatico di superare almeno una parte di quegli ostacoli.
Il ragionamento è semplice: costruire due reti parallele nelle stesse zone costa il doppio e richiede il doppio del tempo. Collaborare, invece, permette di rafforzare le infrastrutture esistenti e di concentrare gli investimenti dove servono davvero. Per gli utenti finali questo potrebbe tradursi in tempi più rapidi per l’arrivo della connessione ultraveloce, specialmente nei comuni più piccoli e nelle zone rurali che restano ancora tagliate fuori. Open Fiber, controllata da CDP Equity e Macquarie, gestisce già una rete estesa in fibra ottica FTTH (quella che arriva direttamente fino a casa). Fibercop, nata dallo scorporo della rete di TIM e ora sotto il controllo del fondo KKR, possiede invece un’infrastruttura capillare che include sia fibra che rame. L’unione delle due realtà, anche solo parziale attraverso una joint venture, creerebbe un soggetto con una capacità operativa notevole.
I prossimi passi e le tempistiche
Trattandosi di un accordo non vincolante, restano ancora diversi passaggi da completare prima che la joint venture diventi operativa. Serviranno approvazioni regolatorie, definizione dei perimetri di intervento e, naturalmente, il via libera delle rispettive governance. L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni e l’Antitrust avranno sicuramente voce in capitolo, dato che un’operazione di questo tipo tocca direttamente la concorrenza nel mercato wholesale.
Quello che è certo è che l’obiettivo dichiarato resta la copertura nazionale in fibra ottica, un traguardo che l’Italia insegue da tempo e che rientra anche negli impegni presi con il PNRR. La joint venture tra Open Fiber e Fibercop, se andrà in porto, potrebbe rappresentare lo strumento più concreto per raggiungerlo.
