BYD Atto 2 DM-i entra nel segmento più affollato e redditizio del mercato auto italiano: quello dei B-SUV. Solo nel 2025, in Italia ne sono stati immatricolati oltre 465.000, un bacino enorme che fa gola a tutti i costruttori. Ed è proprio per questo che Alessandro Grosso, country manager di BYD, ha parlato di “uno dei lanci più importanti” per il marchio cinese. Del resto, guardando i risultati di Seal U, prima ibrida plug-in per immatricolazioni nel 2025 con il doppio dei numeri della Toyota C-HR, le aspettative su Atto 2 DM-i sono altissime.
Come funziona la tecnologia DM-i e cosa cambia tra Active e Boost
BYD Atto 2 DM-i è un SUV compatto ibrido lungo poco più di 4,3 metri, costruito attorno alla piattaforma proprietaria DM-i. Non è una plug-in nel senso classico, ma nemmeno un’elettrica con motore di supporto. Siamo nel territorio dei REEV: nella maggior parte del tempo è il motore elettrico a fare il lavoro, mentre il termico interviene quando serve. Nel tunnel centrale c’è un tasto fisico EV/HEV che permette di scegliere se viaggiare sempre in elettrico, sfruttando la carica residua della batteria, oppure in modalità ibrida. In quest’ultimo caso il sistema gestisce in autonomia due configurazioni: ibrido in serie, dove il motore benzina alimenta la batteria, e ibrido in parallelo, che entra in gioco soprattutto sopra i 90 km/h per aggiungere potenza diretta alle ruote.
Il cuore termico è il motore benzina Xiaoyun da 1,5 litri, affiancato da un’unità elettrica e dalla Blade Battery con chimica LFP. Gli allestimenti disponibili sono due. Active offre una potenza complessiva di 166 CV, uno 0 a 100 km/h in poco più di 9 secondi e 40 km di autonomia elettrica. Boost sale a 212 CV, scende sotto gli 8 secondi nello scatto e porta l’autonomia in elettrico a 90 km grazie a una batteria più capiente. Anche la ricarica in corrente alternata raddoppia: 6,6 kW contro 3,3 kW. Entrambe le versioni hanno trazione anteriore, schema MacPherson davanti e ponte torcente dietro.
Sul fronte equipaggiamento, Boost aggiunge telecamera a 360 gradi, sedili riscaldati e regolabili elettricamente, ricarica wireless a 50 W e una gestione più completa delle funzionalità digitali. L’infotainment integra nativamente le app di Google, Maps compreso, anche senza collegare uno smartphone via Android Auto. Apple CarPlay è comunque disponibile. La Active resta più essenziale ma non povera: gli ADAS ci sono già tutti di serie. Lato prezzi, Active parte da 26.900 euro (23.900 euro in promozione lancio), Boost da 30.100 euro (26.500 euro promozionali). Il bagagliaio parte da circa 425 litri e supera i 1.300 litri abbattendo i sedili. L’autonomia combinata dichiarata da BYD sfiora i 1.000 km.
Come va BYD Atto 2 DM-i su strada, tra Milano e hinterland
Nel traffico urbano milanese la sensazione è netta fin dai primi metri: Atto 2 DM-i si muove come un’elettrica pura. L’erogazione è immediata, la risposta all’acceleratore progressiva e senza strappi. Sul pavé e nelle ripartenze continue tipiche della città scorre via in modo naturale e quasi silenzioso. Il motore termico resta in secondo piano, e quando interviene lo fa senza spezzare il ritmo. Non è del tutto impercettibile, specie se si chiede più potenza, ma la transizione è gestita in modo abbastanza fluido da non risultare mai fastidiosa.
Le prestazioni della versione Boost bastano ampiamente per la vita reale: lo 0 a 100 km/h sotto gli 8 secondi copre qualsiasi esigenza tra sorpassi e inserimenti nel traffico. Le sospensioni assorbono bene le irregolarità, anche se un certo rollio si avverte quando il fondo stradale è sconnesso. Un difetto che caratterizzava soprattutto i primi modelli BYD arrivati in Italia, qui sensibilmente migliorato ma ancora presente. Lo sterzo è leggero, pensato per l’uso quotidiano. L’ampio parabrezza garantisce un campo visivo notevole e lo spazio in abitacolo è generoso sia davanti che dietro. Ad ora, BYD ha comunicato che nei primi mesi sono già arrivati 10.000 pre-ordini per Atto 2 DM-i.
