Quello che esce dalla pompa quando si fa rifornimento non è più solo combustibile fossile. I biocarburanti sono già dentro la benzina e il gasolio venduti in Italia, miscelati in percentuali stabilite per legge, anche se quasi nessuno se ne accorge. La questione è interessante, e merita di essere capita bene: quali sono gli obblighi, che tipo di biocomponenti vengono usati e, soprattutto, che effetto hanno su emissioni, consumi e salute dei motori?
Gli obblighi di miscelazione derivano dal quadro normativo europeo sulla promozione delle energie rinnovabili nei trasporti, recepito in Italia con decreti che fissano obiettivi annuali. In sostanza, gli operatori del settore devono immettere sul mercato una quota di biocarburanti sostenibili, raggiungibile miscelando biocomponenti nei carburanti fossili oppure distribuendo biocarburanti in purezza. Secondo le FAQ del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, la quota miscelata in benzina e gasolio viene contabilizzata come parte della componente minerale. Il regolamento europeo 2022/996 stabilisce poi soglie precise di riduzione delle emissioni di gas serra, oltre a criteri su origine delle materie prime e tracciabilità.
HVO, biocarburanti avanzati e biometano: le differenze che contano
Parlare genericamente di biocarburanti è riduttivo, perché il panorama è parecchio più variegato. I biocarburanti avanzati vengono prodotti da materie prime che non competono con la filiera alimentare: residui agricoli, scarti industriali, rifiuti organici. Godono di un trattamento favorevole negli obiettivi di miscelazione. Poi ci sono quelli di prima generazione, ottenuti da colture dedicate, soggetti a vincoli più stringenti per evitare impatti indiretti sull’uso del suolo.
Una categoria che sta guadagnando terreno è l’HVO (Hydrotreated Vegetable Oil), un gasolio paraffinico di origine rinnovabile utilizzabile sia miscelato al gasolio fossile sia, in certi casi, al 100%. Alcuni operatori hanno già avviato la distribuzione di HVO ad alta concentrazione in stazioni dedicate, puntando soprattutto su flotte aziendali e veicoli commerciali che vogliono abbattere le emissioni senza cambiare motorizzazione. Nel segmento dei gas per autotrazione, il biometano rappresenta l’equivalente rinnovabile del metano fossile. Secondo quanto riportato da Federmetano, dal 2026 gli obblighi di immissione in consumo per il gas naturale destinato al trasporto stradale si intenderanno automaticamente assolti, dato che la quota di biometano incentivato supera già la percentuale minima richiesta.
Effetti reali su motori e consumi, e cosa aspettarsi verso il 2030
L’impatto concreto dei biocarburanti miscelati dipende da diversi fattori: tipo di biocomponente, percentuale di miscelazione, ciclo di vita della materia prima, tecnologia del motore. All’atto pratico, un carburante con una quota di biocomponente può comportare variazioni nei consumi talmente minime da risultare impercettibili nell’uso quotidiano. Il vantaggio vero si misura sulla riduzione delle emissioni di gas serra calcolata sull’intero ciclo di vita.
Per le auto private omologate per benzina o gasolio standard, la presenza di biocarburanti entro i limiti previsti dalle specifiche di prodotto non richiede modifiche tecniche né crea problemi di compatibilità. Discorso diverso per carburanti ad alta concentrazione di biocomponente o HVO puro, che possono necessitare di omologazioni specifiche del costruttore. Va anche considerata la distinzione tra riduzione delle emissioni climalteranti e qualità dell’aria locale: l’effetto su inquinanti come NOx e particolato dipende dalla combinazione tra carburante, sistema di post trattamento e condizioni di utilizzo.
Le etichette alla pompa indicano la tipologia di carburante (benzina con sigla E, gasolio con sigla B) e la compatibilità con i veicoli, ma non riportano la percentuale effettiva di biocarburante nel mix, perché l’obbligo viene assolto a livello di bilancio complessivo dagli operatori. Guardando al 2030, il quadro europeo prevede un incremento progressivo della quota di energia rinnovabile nei trasporti. L’espansione dei distributori che offrono HVO ad alta concentrazione rappresenta già oggi un segnale concreto di come il mix energetico per i trasporti stia cambiando, anticipando gli obiettivi di medio periodo.
