Un sondaggio condotto da GamesIndustry.biz ha fatto emergere un dato piuttosto eloquente: l’88,4% dei professionisti dell’industria dei videogiochi pensa che l’uso dell’intelligenza artificiale generativa debba essere dichiarato in modo esplicito sulle piattaforme digitali come Steam. Il campione è composto in larga parte da sviluppatori, e la loro posizione non lascia spazio a grandi ambiguità. La questione si collega alle politiche già adottate da Valve, che nel gennaio 2024 aveva introdotto l’obbligo di segnalare l’uso dell’IA su Steam. Entro la metà del 2025, circa il 7% dei giochi presenti sulla piattaforma riportava effettivamente questa informazione. Poi però, nel gennaio 2026, le regole sono state alleggerite: adesso è necessario dichiarare soltanto l’uso dell’IA per contenuti destinati direttamente ai giocatori, escludendo gli utilizzi interni legati alla fase di sviluppo.
Il punto più controverso: trasparenza anche dietro le quinte
Ed è proprio qui che si accende il dibattito più caldo. Alla domanda se fosse giusto limitare la dichiarazione ai soli contenuti fruiti dai giocatori, quasi la metà degli intervistati (48,7%) si è detta contraria. Solo il 32,1% ha espresso un parere favorevole, mentre il 19,2% è rimasto indeciso. Tradotto: una fetta consistente di sviluppatori ritiene che anche l’uso dell’IA nelle fasi “dietro le quinte” debba essere reso trasparente. Nessuno sconto, nessuna scorciatoia.
A conferma di questa posizione, la maggioranza degli intervistati ha affermato che nei propri progetti adotterebbe una linea di totale trasparenza. Il 70,8% dichiarerebbe l’uso dell’intelligenza artificiale anche per attività amministrative, come il controllo del codice. E il 76,8% lo farebbe persino quando l’IA è stata impiegata solo nella fase di concept. Insomma, poco importa se il giocatore interagisce o meno con contenuti generati tramite IA: per la maggior parte dei professionisti, il principio di trasparenza vale sempre.
Come comunicare l’uso dell’IA: le proposte degli sviluppatori
Resta però aperto un nodo tutt’altro che banale: in che modo comunicare queste informazioni? E su questo le opinioni si dividono parecchio. Una minoranza, il 28,4%, considera sufficiente un semplice “sì/no” sull’uso dell’IA. Pochissimi, appena il 3,1%, preferirebbero una stima percentuale del contenuto generato, soluzione evidentemente ritenuta poco pratica o troppo vaga.
La maggioranza relativa, il 51,9%, propone invece un sistema più strutturato, basato su categorie predefinite tra cui sviluppatori ed editori possano scegliere. Per esempio, distinguendo tra uso dell’IA per il controllo qualità, per le descrizioni nei negozi digitali o per la creazione di concept art. Un approccio che permetterebbe ai giocatori di capire davvero dove e come l’intelligenza artificiale è stata utilizzata, senza generiche etichette che dicono tutto e niente. Tra le risposte libere raccolte dal sondaggio di GamesIndustry.biz, infine, la richiesta più ricorrente è quella di una trasparenza totale e dettagliata su ogni singolo utilizzo dell’intelligenza artificiale all’interno del processo produttivo di un videogioco.
