Le tensioni belliche legate alla guerra in Iran stanno provocando conseguenze ben oltre i confini del conflitto, e stavolta a pagarne il prezzo è anche Ferrari. Il Cavallino Rampante ha ufficializzato la sospensione temporanea delle consegne destinate al Medio Oriente, una decisione legata al rischio ormai troppo elevato delle rotte marittime per il trasporto di vetture di altissimo valore. Il tutto si aggiunge a una catena di effetti già visibili sull’economia italiana, dal caro carburanti ai rincari sull’asfalto che pesano su automobilisti e cantieri stradali.
Un portavoce di Ferrari ha spiegato che l’azienda sta monitorando con grande attenzione gli sviluppi nella regione e il possibile impatto sull’attività commerciale. Non si tratta però di un blocco totale. Le spedizioni via mare e via terra sono effettivamente ferme, ma alcune vetture continuano a raggiungere la zona attraverso il trasporto aereo, una soluzione che ovviamente ha un costo ben diverso. Secondo Bloomberg, le spese logistiche per le consegne aeree si attestano tra tre e quattro volte rispetto ai livelli normali. Cifre importanti, anche per un marchio che opera su fasce di prezzo così alte.
L’impatto sul mercato e sulla Borsa
Il Medio Oriente rappresenta un mercato strategico per Ferrari, anche se i numeri assoluti non sono enormi. Nel 2025, anno chiuso con ricavi superiori a 7,1 miliardi di euro e 13.640 vetture consegnate in totale, la regione ha assorbito circa 600 unità. Parliamo del 4,6% delle consegne globali. Una quota contenuta, certo, ma sufficiente a scatenare una reazione nervosa in Borsa. Il titolo Ferrari ha perso oltre il 5% a Piazza Affari nella giornata del 19 marzo, portando il calo complessivo da inizio anno intorno al 12%. La capitalizzazione di mercato è scivolata sotto i 54 miliardi di euro, un dato che fa una certa impressione se paragonato ai 76 miliardi di appena un anno fa.
Non solo Ferrari: anche Maserati e Bentley si fermano
Ferrari non è l’unico costruttore ad aver preso questa decisione. Anche Maserati ha sospeso temporaneamente le spedizioni verso la stessa area, citando sfide logistiche e preoccupazioni legate alla sicurezza. Sul fronte internazionale, una mossa analoga è arrivata da Bentley, a conferma che il problema riguarda l’intero segmento del lusso automobilistico e non un singolo marchio.
Ferrari tiene comunque a sottolineare che si tratta di una misura temporanea e gestibile. Gli ordini in portafoglio restano solidi, con liste d’attesa che si estendono fino al 2027. Questo margine consente al gruppo di riallocare le vetture originariamente destinate al Medio Oriente verso altri mercati, limitando così l’impatto operativo della crisi sulle performance complessive.
