Quella che per decenni è stata considerata poco più di una curiosità nel registro fossile potrebbe essere in realtà qualcosa di molto più grande. La crisi di Kotlin, avvenuta circa 550 milioni di anni fa, sarebbe stata una vera e propria estinzione di massa, e non un semplice declino localizzato come si è sempre pensato. A sostenerlo è un nuovo studio che sta facendo discutere parecchio la comunità scientifica, perché se confermato cambierebbe il modo in cui viene raccontata la storia della vita sul pianeta.
Fino ad oggi, i manuali di paleontologia hanno sempre parlato di cinque grandi estinzioni di massa riconosciute nella documentazione fossile. La più antica tra queste è quella del tardo Ordoviciano, datata intorno a 445 milioni di anni fa. Prima di quel punto, si riteneva che non ci fossero stati eventi catastrofici paragonabili. Eppure, qualcosa di enorme sembra essere successo ben prima, in un periodo della storia terrestre ancora avvolto da molte incertezze.
Cosa racconta il registro fossile sulla crisi di Kotlin
La crisi di Kotlin si colloca nel tardo Ediacarano, un’epoca in cui la vita pluricellulare stava muovendo i suoi primi passi complessi. Le forme di vita di quel periodo, conosciute come biota di Ediacara, erano organismi dall’aspetto spesso bizzarro, molto diversi da qualsiasi cosa sia venuta dopo. E proprio qui sta il punto: molte di quelle forme scomparvero in modo relativamente rapido, lasciando spazio a ecosistemi completamente nuovi.
Il nuovo studio suggerisce che questa scomparsa non fu affatto graduale, né dovuta semplicemente alla competizione con organismi più evoluti. Si tratterebbe piuttosto di un vero evento di estinzione di massa, con tassi di scomparsa delle specie paragonabili a quelli delle cinque grandi estinzioni già riconosciute. Un dato che, se validato da ulteriori ricerche, porterebbe il numero delle grandi estinzioni conosciute da cinque a sei.
Perché questa estinzione è rimasta nascosta così a lungo
La ragione principale per cui la crisi di Kotlin è stata sottovalutata per tanto tempo è piuttosto semplice: il registro fossile di quel periodo è frammentario e difficile da interpretare. Gli organismi dell’Ediacarano non avevano gusci duri né scheletri mineralizzati, il che rende la loro conservazione estremamente rara. In pratica, è stato molto più complicato ricostruire cosa accadde rispetto a estinzioni più recenti, dove i fossili abbondano e sono più facili da analizzare.
C’è anche un fattore culturale. Il concetto delle cinque grandi estinzioni è così radicato nella letteratura scientifica che proporre l’aggiunta di un sesto evento richiede prove molto solide. Il nuovo studio sembra fornirne a sufficienza per aprire quantomeno un dibattito serio, ma la comunità paleontologica è notoriamente cauta nell’accettare revisioni di questa portata.
