Le APU Medusa Point di AMD stanno facendo parlare parecchio nel mondo hardware, e a ragione. Dai primi benchmark trapelati su Geekbench emergono numeri che lasciano intendere un salto generazionale tutt’altro che banale rispetto alla generazione attuale. Stiamo parlando di chip basati sulla futura architettura Zen 6, e anche se siamo ancora in una fase molto preliminare, i dati sono già abbastanza eloquenti.
Il processore individuato nei leak è identificato come Ryzen 9 Medusa Point, e integra 10 core con 20 thread in una configurazione ibrida 4+6. Significa che combina core ad alte prestazioni con core efficienti, un po’ sulla falsariga di quanto visto negli ultimi anni anche in casa Intel. La cosa curiosa è che la frequenza operativa rilevata durante i test era piuttosto bassa, nell’ordine dei 2,0/2,1 GHz (con base clock di 2,4 GHz). Nonostante questo, il chip ha raggiunto circa 2300 punti in single core e 13.002 in multi core. Numeri che, a quelle frequenze, fanno alzare più di un sopracciglio.
Come si confronta con la generazione Zen 5
Ecco dove la faccenda si fa davvero interessante. Se si mette a confronto Ryzen 9 Medusa Point con il Ryzen AI 9 365 basato su Zen 5, che può spingere fino a 5 GHz, il quadro diventa piuttosto chiaro. Nonostante l’enorme differenza di frequenza, il chip Zen 6 riesce a tenere testa nel punteggio single core, risultando solo leggermente inferiore. In multi thread, invece, va addirittura meglio, con un incremento stimato intorno al 4,4%. Ed è un campione ingegneristico che gira a frequenze lontanissime da quelle finali, quindi il margine di miglioramento potrebbe essere ampio.
Un altro dettaglio tecnico che non è passato inosservato riguarda il supporto alle istruzioni FP16 AVX-VNNI, rilevato per la prima volta su questa architettura. Questa aggiunta permette di accelerare in modo significativo i carichi legati all’intelligenza artificiale e al machine learning, un terreno su cui AMD vuole chiaramente giocare un ruolo più aggressivo.
Specifiche tecniche e piattaforma
Dal punto di vista della dotazione, la APU integra 32 MB di cache L3 e 10 MB di cache L2, valori che contribuiscono a gestire meglio i flussi di dati e a sostenere le prestazioni complessive. Il chip è stato testato su una piattaforma identificata come Plum-MDS1 con socket FP10 BGA, pensata per dispositivi con un consumo compreso tra 28 e 45 watt. Un range che suggerisce un impiego su notebook, dove il bilanciamento tra potenza e consumi è fondamentale.
