Il prezzo del carburante in Italia ha raggiunto livelli che stanno mettendo in seria difficoltà milioni di automobilisti, e questa volta non si tratta della solita oscillazione passeggera. Le tensioni in Medio Oriente hanno innescato una vera emergenza economica e sociale, con il gasolio che a metà marzo ha superato la soglia psicologica dei 2 euro al litro sulla rete stradale, arrivando a 2,13 euro in autostrada. La benzina, dal canto suo, si è piazzata stabilmente sopra 1,84 euro. Per giorni si è parlato di un possibile intervento sulle accise mobili, ma l’ipotesi sembra ormai accantonata. Quello che resta sul tavolo, piuttosto, è un bonus carburante mirato.
I numeri fanno capire bene la portata del problema. Rispetto al periodo precedente allo scoppio del conflitto in Iran, il gasolio è salito di 32,3 centesimi al litro. Secondo le analisi del Codacons, un pieno di diesel costa adesso 17,3 euro in più. Facendo i conti su base annua, con una media di due rifornimenti al mese, ogni automobilista si ritrova a spendere circa 415 euro in più. Una cifra che sottrae potere d’acquisto reale alle famiglie e rischia di alimentare una spirale inflattiva attraverso l’aumento dei costi di trasporto.
Perché il Governo non taglia le accise sul carburante
Nonostante la pressione dell’opinione pubblica e le richieste delle opposizioni, il Governo guidato da Giorgia Meloni ha scelto di non procedere con un taglio generalizzato delle accise. Il Ministro delle Imprese Adolfo Urso ha spiegato questa posizione richiamando il precedente del governo Draghi nel 2022: quell’intervento costò circa un miliardo di euro al mese alle casse dello Stato, senza peraltro riuscire a frenare la corsa dell’inflazione. La linea ufficiale dell’esecutivo è che uno sconto universale alla pompa sia meno efficace di una strategia di protezione mirata. Urso ha anche sottolineato come l’incremento del prezzo del carburante registrato in Italia sia, in termini percentuali, inferiore rispetto a quello di altri Paesi europei come Germania, Francia e Spagna, nessuno dei quali ha comunque tagliato le tasse sui carburanti.
Le misure allo studio: dal bonus benzina al sostegno per le imprese
Senza lo sconto generalizzato, il Governo sta lavorando a interventi selettivi. Il primo è un bonus benzina compensativo destinato esclusivamente alle famiglie con redditi bassi, probabilmente con una soglia Isee inferiore ai 15.000 euro. Poi ci sono i crediti d’imposta per gli autotrasportatori e le aziende più colpite dal caro energia, pensati per evitare che i rincari finiscano per scaricarsi sui prezzi dei prodotti. L’accisa mobile, pur essendo quasi tramontata, resta formalmente tra le opzioni: si tratta di un meccanismo tecnico che ridurrebbe le accise compensando la perdita con il maggior gettito IVA legato all’aumento del prezzo del greggio. La sua attivazione, però, dipende dalle valutazioni del Ministero dell’Economia e delle Finanze.
Questa strategia della prudenza di bilancio non convince tutti. Il Codacons definisce i bonus dei “palliativi inutili”, ricordando che il taglio delle accise del 2022 portò un risparmio immediato di 4 miliardi di euro per la collettività e un calo dello 0,5% dell’inflazione. L’opposizione chiede la restituzione immediata ai cittadini dell’extragettivo IVA.
