Opera 129 è arrivato nelle scorse ore come versione stabile del browser norvegese, e porta con sé un pacchetto di novità tutt’altro che trascurabile. Basato su Chromium 145.0.7632.117, questo aggiornamento tocca diversi aspetti chiave: dall’interfaccia grafica alla gestione della sidebar, passando per la modalità split-screen e, cosa non meno importante, la correzione di due vulnerabilità zero-day identificate come CVE-2026-3909 e CVE-2026-3910. A tutto questo si aggiungono ottimizzazioni prestazionali che riguardano il ripristino delle sessioni, la gestione delle schede e le regole sui contenuti, valide su macOS, Windows e Linux.
Le modifiche all’interfaccia puntano soprattutto a rendere più coerente l’aspetto grafico dei vari elementi e a semplificare l’esperienza d’uso quotidiana. Tra gli interventi più evidenti ci sono la correzione dell’ordine delle schede quando si aprono cartelle di segnalibri, l’aggiornamento dei colori degli elementi al passaggio del puntatore (il cosiddetto hover) e la risoluzione di problemi grafici che interessavano la barra delle schede, la barra degli indirizzi e, su macOS, anche la barra dei comandi in alto.
Sidebar potenziata e Google Gemini per tutti
La sidebar è da sempre uno degli elementi distintivi di Opera, e con Opera 129 riceve attenzioni particolari. Sono state sistemate alcune anomalie nei pannelli integrati di servizi come Instagram, Deezer e Google Meet. Ma la vera notizia è un’altra: l’integrazione di Google Gemini e di Google Translate diventa disponibile per tutti gli utenti direttamente nella barra laterale. Un passo avanti significativo per chi usa il browser come strumento di lavoro e vuole avere accesso rapido all’intelligenza artificiale di Google senza dover aprire schede separate.
Anche la modalità split–screen guadagna qualche affinamento. Opera 129 impedisce adesso l’utilizzo dello split con finestre distaccate di Google Meet, risolve crash legati alla chiusura dell’ultima scheda e migliora la gestione delle sessioni recenti. Dettagli, forse, ma sono proprio questi dettagli a fare la differenza nell’uso di tutti i giorni.
Un browser di nicchia con una storia particolare
Vale la pena spendere due parole sul contesto. Opera è nato in Norvegia e la società insieme al team di sviluppo principale restano norvegesi, ma dal 2021 la proprietà è passata alla società pechinese Kunlun Tech Co, che già da tempo era la principale investitrice del progetto. Una situazione che genera periodicamente discussioni tra gli utenti più attenti alla questione della privacy e della governance dei dati.
