Che le microplastiche fossero un problema serio lo si sospettava da tempo, ma ora la questione assume contorni ancora più preoccupanti. Uno studio fresco di pubblicazione sulla rivista Immunity ha mostrato qualcosa che nessuno avrebbe voluto leggere: nei topi di laboratorio, le microplastiche finiscono dritte dentro le cellule immunitarie, i famosi globuli bianchi. Quelle cellule, per capirci, che dovrebbero proteggerci da virus, batteri e tutto ciò che di pericoloso circola nel nostro organismo.
Non è la prima volta che si parla del ritrovamento di particelle plastiche nel corpo umano. Sono state individuate nel sangue, nel cervello, in vari organi. Ma il fatto che vadano ad accumularsi proprio nelle cellule del sistema immunitario cambia parecchio la prospettiva. Il rischio, secondo i ricercatori, è che questo accumulo possa mandare in tilt le difese naturali del corpo.
Il ruolo dei macrofagi e il problema del polistirene
Al centro dello studio ci sono i macrofagi, un tipo particolare di cellula immunitaria il cui compito è quello di “mangiare” gli agenti estranei che entrano nell’organismo. Una sorta di squadra di pulizia biologica. Ecco, i macrofagi riescono effettivamente a fagocitare le microplastiche, il problema è che non sono in grado di distruggerle. La plastica resta lì, intrappolata dentro la cellula, che a quel punto diventa sostanzialmente inutile.
La plastica protagonista degli esperimenti è il polistirene, materiale comunissimo nel mondo degli imballaggi alimentari. Col tempo si disgrega in particelle microscopiche, grandi più o meno quanto un granello di sabbia o un batterio. Abbastanza piccole da essere ingerite dai macrofagi, abbastanza resistenti da non venire smaltite.
Ora, se una persona è esposta costantemente a queste particelle, non è difficile immaginare cosa succede: sempre più macrofagi vengono “occupati” dalle microplastiche e smettono di funzionare. L’equilibrio del sistema immunitario, piano piano, si altera.
L’esperimento con il fungo Aspergillus fumigatus
Per verificare questa ipotesi, il team di ricerca ha messo alla prova i topi in modo piuttosto diretto. Ha somministrato loro il fungo Aspergillus fumigatus, un patogeno noto per causare infezioni respiratorie soprattutto nelle persone con difese immunitarie compromesse. I risultati non hanno lasciato molto spazio ai dubbi: i topi che avevano accumulato microplastiche nel proprio organismo si sono ammalati in modo significativamente più grave rispetto a quelli non esposti al polistirene. Il loro sistema di difesa, già indebolito dalla plastica intrappolata nei macrofagi, non è riuscito a contenere l’infezione.
Gli autori dello studio tengono a precisare che gli esperimenti sono stati condotti su cellule animali, quindi non è ancora possibile affermare con certezza che lo stesso meccanismo si verifichi anche nell’essere umano. Però ritengono altamente probabile che il fenomeno possa replicarsi nel corpo umano, con conseguenze potenzialmente gravi.
