C’è una convinzione piuttosto diffusa tra chi usa PayPal e Revolut per gestire i propri pagamenti digitali: quella di essere in qualche modo invisibili al Fisco italiano. Spoiler: non è affatto così. Avere un conto appoggiato su un operatore finanziario con sede in Lussemburgo o in Lituania non mette nessuno al riparo dai controlli. La cooperazione internazionale tra i vari paesi europei funziona, e funziona bene. Il meccanismo che regola tutto questo è la Direttiva 2011/16/UE, che negli ultimi anni si è ampliata parecchio, arrivando a coprire anche ambiti come criptovalute, asset digitali e NFT. Quindi no, nemmeno spostarsi sul digitale più spinto garantisce l’anonimato.
Ma attenzione, perché il punto di partenza dei controlli non è l’estero. È sempre l’Italia. Le banche italiane, infatti, sono obbligate a segnalare automaticamente ogni trasferimento da e verso l’estero che raggiunga o superi la soglia di 5000 euro. Basta un singolo bonifico verso un conto estero per far scattare una segnalazione. A quel punto entra in gioco l’Agenzia delle Entrate, che valuta se sia il caso di approfondire. Se la risposta è sì, viene attivata la cooperazione internazionale per ottenere nel dettaglio tutte le movimentazioni collegate a quel conto.
Un caso concreto su PayPal che chiarisce ogni dubbio
Non si tratta di scenari teorici. La Corte dei Conti ha richiamato proprio di recente un caso emblematico: un venditore online che incassava i pagamenti tramite PayPal pensando di restare sotto traccia. L’analisi completa delle sue transazioni ha permesso di ricostruire il fatturato reale e di individuare redditi che non erano stati dichiarati. Una volta che i dati vengono acquisiti, finiscono nelle mani della Guardia di Finanza, che procede con le verifiche del caso.
Il meccanismo, quindi, è automatico e collaudato. Quando una segnalazione parte dalla banca italiana, la catena di controllo si mette in moto senza bisogno di indagini particolari o autorizzazioni complesse. Il fatto che PayPal o Revolut operino dall’estero non cambia nulla nella sostanza: le informazioni fiscali vengono scambiate tra i paesi in modo sistematico. Chi usa queste piattaforme per ricevere pagamenti legati a un’attività commerciale, magari vendendo online, deve sapere che ogni flusso di denaro è potenzialmente tracciabile.
Nessun anonimato fiscale con i conti digitali esteri
Il quadro normativo europeo non lascia spazio a scorciatoie. Usare un conto digitale estero, che si tratti di PayPal, Revolut o qualsiasi altro servizio simile, non offre alcuna garanzia di anonimato fiscale. Le nuove procedure di condivisione delle informazioni hanno reso il sistema ancora più efficiente rispetto al passato, e il perimetro di applicazione continua ad allargarsi.
AGGIORNAMENTO: Questo lo statement ufficiale di Revolut sulla vicenda: “Revolut opera come banca autorizzata in tutta l’Unione Europea. In quanto istituto finanziario regolamentato, siamo soggetti agli stessi rigorosi obblighi legali e normativi di tutte le altre banche.
Inoltre, dal dicembre 2024 Revolut ha iniziato a offrire ai propri clienti in Italia conti correnti con IBAN italiano, soggetti quindi alla normativa locale. La maggioranza dei conti attivi in Italia ha ormai un IBAN IT. “
