Quando si parla di influencer marketing, il problema non è mai stato capire se servano delle regole, ma piuttosto come applicarle senza trasformare ogni post in un campo minato legale. Ed è proprio qui che entra in gioco AGCOM, che con la delibera n. 197/25/CONS ha deciso di fare un passo ulteriore: non solo fissare le linee guida, ma anche spiegarle in modo più concreto.
AGCOM semplifica le regole per influencer
Il primo documento pubblicato è costruito come una raccolta di FAQ, pensata chiaramente per chi i contenuti li crea ogni giorno. Il tono è molto più pratico rispetto ai classici testi normativi e prova a rispondere a quelle situazioni che, nella realtà, generano più dubbi che certezze. Non si resta nel campo delle definizioni astratte: si entra direttamente in casi quotidiani, come capire quando un contenuto va considerato pubblicitario oppure dove inserire correttamente una dicitura di trasparenza in una storia o in una diretta.
Il punto interessante è che si affrontano anche quelle zone grigie che spesso vengono ignorate finché non diventano un problema. Regali ricevuti, inviti a eventi, collaborazioni che non prevedono un pagamento diretto: tutte situazioni in cui la tentazione di “sorvolare” sulla disclosure è forte, ma dove invece l’Autorità invita a mantenere un approccio prudente. Non viene tolta del tutto la discrezionalità, perché ogni caso può avere le sue particolarità, ma almeno si riduce il rischio di errori grossolani.
C’è poi un’attenzione particolare a temi più delicati, come la tutela dei minori e il rispetto dei diritti fondamentali. Qui il messaggio è meno tecnico e più sostanziale: avere un pubblico significa anche avere una responsabilità, soprattutto quando quel pubblico è giovane o facilmente influenzabile.
Come muoversi sicuri nel marketing digitale
Il secondo documento cambia completamente registro e si rivolge a chi sta “dietro le quinte”: agenzie, legali, aziende e piattaforme. Qui il linguaggio torna più tecnico e si collega a un quadro normativo più ampio, che include riferimenti come il TUSMA, il Codice del Consumo e il Digital Services Act. Non è una lettura leggera, ma serve a dare una struttura precisa a tutto il sistema, soprattutto per quanto riguarda l’iscrizione all’elenco degli influencer rilevanti e gli obblighi connessi.
Quello che emerge è un tentativo piuttosto chiaro di mettere ordine in un settore cresciuto velocemente, spesso senza regole condivise o con interpretazioni molto elastiche. Non si tratta di irrigidire il lavoro creativo, ma di evitare che la mancanza di trasparenza finisca per danneggiare sia chi produce contenuti sia chi li segue.
Resta comunque una componente inevitabile di valutazione caso per caso, che impedisce di avere risposte sempre nette. Ma rispetto a prima, il terreno è decisamente meno incerto, e per chi lavora nel settore questo significa poter muoversi con un po’ più di sicurezza, senza dover interpretare ogni volta la norma come fosse un rebus.
