Una madre e una figlia stavano facendo un’immersione nella Grande Barriera Corallina australiana quando si sono imbattute nella colonia di corallo più grande mai documentata al mondo. Nessuna spedizione scientifica organizzata, nessun robot sottomarino all’avanguardia. Solo due persone, un po’ di curiosità e un colpo d’occhio che ha cambiato tutto. Sophie Kalkowski Pope e sua madre Jan Pope partecipavano al Great Reef Census, un progetto di scienza partecipata coordinato da Citizens of the Reef, al largo di Cairns, quando hanno notato qualcosa di strano sotto di loro. Quello che a prima vista sembrava un enorme prato ondulato sul fondale si è rivelato una struttura biologica di proporzioni mai viste prima.
Una scoperta da record che batte ogni precedente: ecco il corallo più grande di tutti
La colonia appartiene alla specie Pavona clavus, un tipo di corallo massiccio conosciuto per la sua crescita lenta ma straordinariamente tenace. Sophie ha impiegato circa tre minuti per nuotare da un’estremità all’altra della struttura, che ha una curiosa forma a “J”. Quando il team scientifico è tornato sul sito con droni, nastri di misurazione subacquei e tecniche di fotogrammetria, i numeri hanno confermato l’eccezionalità della scoperta: 111 metri di lunghezza e una superficie di circa 3.973 metri quadrati. Praticamente l’equivalente di un campo da calcio. Per dare un’idea del salto rispetto ai record precedenti, la colonia di Pavona clavus documentata alle Isole Salomone nel 2024 misurava “appena” 34 metri. Qui si parla di oltre tre volte tanto.
Ma la domanda che tutti si pongono è legittima: come ha fatto una colonia di corallo così monumentale a restare nascosta fino ad ora? La risposta sta nelle condizioni del sito stesso. Correnti di marea particolarmente intense e una scarsa accessibilità hanno di fatto tenuto lontani subacquei e ricercatori per chissà quanto tempo, proteggendo involontariamente l’organismo.
Centinaia di anni di sopravvivenza in un oceano sotto stress
Gli esperti dell’Australian Institute of Marine Science stimano che questa colonia abbia almeno qualche centinaio di anni. Il che significa, in termini pratici, che ha attraversato cicloni devastanti, infestazioni di stelle marine corona di spine e diversi episodi di sbiancamento di massa senza cedere. E questo aspetto è forse il più interessante dell’intera vicenda.
Dal 2024 la Grande Barriera Corallina sta registrando le perdite coralline più gravi degli ultimi quattro decenni. L’ICRI (Iniziativa Internazionale per le Barriere Coralline) ha segnalato che oltre l’80% delle barriere coralline mondiali si trova sotto stress termico. Il quadro globale, insomma, è tutto fuorché rassicurante.

