Il King’s Trough, spesso chiamato il “Grand Canyon dell’Atlantico”, è una di quelle strutture geologiche che fanno sentire piccoli. Lungo circa 500 chilometri, questo gigantesco sistema di canyon sottomarini e bacini profondi si trova a circa mille chilometri al largo delle coste del Portogallo, ed è rimasto per decenni un rompicapo per la comunità scientifica. Come si è formato qualcosa di così enorme sul fondale oceanico? Una nuova ricerca sembra aver trovato risposte piuttosto convincenti.
La formazione del King’s Trough: non è andata come si pensava
Lo studio, condotto dai ricercatori del centro GEOMAR Helmholtz per la ricerca oceanica in Germania, ribalta parecchie convinzioni precedenti. Per anni si era ipotizzato che il King’s Trough fosse il risultato di un semplice stiramento della crosta oceanica. E invece no, la faccenda è decisamente più intricata.
Quello che emerge dai nuovi dati è un meccanismo a più livelli. In pratica, il calore proveniente da un pennacchio di mantello, cioè una risalita di materiale incandescente dalle profondità della Terra, avrebbe reso la crosta molto più fragile del normale. A quel punto, la pressione generata da un confine temporaneo tra placche tettoniche ha fatto il resto: fratture, allungamenti, deformazioni su scala colossale. Due forze che hanno lavorato insieme, e il risultato è questo canyon sottomarino che toglie il fiato.
Per ricostruire questa storia, il team scientifico ha usato sonar ad alta risoluzione per mappare il fondale e ha raccolto campioni di rocce vulcaniche direttamente dal King’s Trough. Analizzando la composizione chimica di quei campioni, è stato possibile risalire all’origine e all’età delle rocce. La finestra temporale individuata colloca la formazione della struttura tra 37 e 24 milioni di anni fa, un arco di tempo geologico piuttosto ampio ma sufficiente a spiegare processi di questa portata.
Il legame con le Azzorre e il pennacchio mantellare
C’è poi un dettaglio che rende tutto ancora più affascinante. Secondo i ricercatori, un antico confine tra placche attraversò temporaneamente quella regione, spaccando la crosta proprio dove il calore del pennacchio l’aveva già resa vulnerabile. Quando quel confine si spostò più a sud, verso l’area delle Azzorre, il processo si fermò. Il canyon sottomarino smise semplicemente di evolversi, cristallizzandosi nella forma che conosciamo oggi.
Gli studiosi ritengono che il pennacchio identificato nello studio possa essere un ramo primitivo di quello attualmente attivo sotto le Azzorre. Non è un collegamento banale, perché in quella zona esiste un sistema analogo di fratture sottomarine che presenta caratteristiche simili. Questo suggerisce una continuità geologica che attraversa milioni di anni e centinaia di chilometri di fondale oceanico.

