Nel 1971 un messaggio piuttosto inquietante cominciò a comparire sugli schermi di alcuni computer collegati ad ARPANET, la rete che di fatto fu il precursore di Internet. La scritta recitava: “Sono Creeper: prendimi se ci riesci”. Nessun criminale informatico dietro quelle parole, nessun tentativo di estorsione o furto di dati. Si trattava di un esperimento, eppure quel programma è universalmente riconosciuto come il primo virus informatico mai creato. A svilupparlo fu Bob Thomas, programmatore presso BBN Technologies, con l’obiettivo di dimostrare che un software poteva spostarsi in autonomia da una macchina all’altra attraverso una rete. Un concetto che oggi sembra banale, ma che all’epoca rappresentava qualcosa di assolutamente inedito.
Un programma che si spostava senza fare danni
Creeper operava all’interno di ARPANET, la rete pionieristica nata negli anni Sessanta per mettere in comunicazione università, centri di ricerca e strutture militari statunitensi. I computer coinvolti erano macchine DEC PDP-10 con sistema operativo TENEX. Quando il programma raggiungeva un nuovo dispositivo, non cancellava nulla, non rubava informazioni, non comprometteva il funzionamento del sistema. Si limitava a mostrare quella frase ormai celebre, dopodiché cercava un altro computer sulla rete e ci si trasferiva, eliminandosi dalla macchina precedente.
Tecnicamente, questo comportamento lo avvicina più a un worm informatico che a un virus in senso stretto, perché non creava copie permanenti di sé stesso ma si spostava fisicamente tra i nodi della rete. Eppure Creeper viene ricordato come il primo virus informatico perché fu il primo software a dimostrare concretamente il principio dell’autoreplicazione e della propagazione autonoma all’interno di un sistema interconnesso. E quella dimostrazione cambiò tutto.
Reaper: così nacque il primo antivirus
L’esperimento di Creeper ebbe una conseguenza quasi immediata. Per fermarlo venne sviluppato Reaper, un programma progettato con un unico scopo: rintracciare Creeper sulla rete e cancellarlo dai sistemi infetti. Reaper funzionava con la stessa logica del suo bersaglio, spostandosi attraverso ARPANET fino a trovare e neutralizzare il virus. È considerato a tutti gli effetti il primo antivirus della storia, il capostipite di quella categoria di software che oggi protegge miliardi di dispositivi nel mondo.
Secondo diverse ricostruzioni storiche, alla realizzazione di Reaper contribuì anche Ray Tomlinson, lo stesso informatico passato alla storia per aver inventato la posta elettronica. Un dettaglio che la dice lunga su quanto fosse ristretto e interconnesso il mondo della tecnologia in quegli anni.
Creeper non produceva alcun danno concreto, questo è assodato. Ma l’idea che stava dietro quel semplice messaggio aprì una strada che si sarebbe rivelata molto più pericolosa di quanto chiunque potesse immaginare nel 1971. Da quel momento in poi, altri programmi capaci di replicarsi e diffondersi avrebbero fatto la loro comparsa, stavolta con conseguenze ben più serie: malware, ransomware, spyware e attacchi su larga scala che ancora oggi rappresentano una delle maggiori minacce della nostra vita digitale. E insieme a loro, naturalmente, sono arrivati anche strumenti di sicurezza informatica sempre più sofisticati per provare a tenerli a bada.
