Il prezzo del carburante in Italia ha superato la soglia dei 2,6 euro al litro, e la causa va cercata direttamente in quello che sta succedendo in Medio Oriente. Niente effetto farfalla, qui parliamo di onde d’urto che si sentono eccome anche dalle nostre parti. Ma c’è un aspetto che vale la pena approfondire: nel nostro Paese i prezzi di benzina e diesel non sono tutti uguali. Esistono zone dove, per ragioni fiscali o geografiche, fare il pieno costa sensibilmente meno. E sapere dove conviene può fare davvero la differenza.
San Marino, Livigno e Friuli Venezia Giulia: le tre eccezioni
Partiamo da San Marino. La piccola repubblica fissa in autonomia le proprie accise, senza seguire la fiscalità italiana né le direttive europee. Il risultato, per chi vive nel riminese o nel pesarese, è un vantaggio strutturale. Anche lì la situazione internazionale si fa sentire, con il diesel che ha sfiorato 1,95 euro al litro. Però il divario sulla benzina resta significativo e chi abita nelle zone di confine può approfittarne senza troppi spostamenti.
Poi c’è Livigno, e qui il discorso cambia marcia. Il comune valtellinese è zona extradoganale dal 1973: IVA e accise nazionali vengono sostituite da un diritto speciale comunale molto più contenuto. Il prezzo alla pompa è rimasto quasi fermo nonostante i rincari delle ultime settimane, con la benzina aumentata di appena due centesimi. Il risparmio rispetto alla media nazionale si aggira sui 35/40 centesimi al litro. Il gasolio scende fino a circa 1,29 euro al litro, contro valori superiori a 1,80 euro nel resto del Paese. Non sorprende che molti automobilisti percorrano parecchi chilometri apposta per fare il pieno. Le normative doganali consentono di portare fuori dal territorio il carburante nel serbatoio del veicolo, più una piccola quantità aggiuntiva in tanica omologata, generalmente fino a circa 10 litri per auto.
Il Friuli Venezia Giulia rappresenta un caso diverso ma altrettanto interessante. Qui il vantaggio al distributore nasce da una scelta politica regionale. La legge regionale 14/2010, aggiornata a gennaio di quest’anno, garantisce a tutti i residenti un contributo diretto sul carburante, applicato al momento del rifornimento. L’importo varia in base alla distanza dal confine con la Slovenia: nei comuni entro dieci chilometri, la cosiddetta Fascia 0 prevede lo sconto massimo, pari a 10 centesimi al litro in più rispetto alle altre zone. Una risposta concreta al turismo del pieno verso i distributori sloveni, che ha funzionato. Le vendite di carburante nella sola provincia di Gorizia sono cresciute del 26% nel 2024 rispetto all’anno precedente. A fine 2024 la Regione ha destinato quasi 60 milioni di euro per mantenere operativo il sistema.
Il nodo delle accise italiane e il peso fiscale alla pompa
Ogni volta che una crisi internazionale spinge verso l’alto il prezzo di benzina e diesel, il problema di fondo torna a galla. In Italia accise e IVA pesano oltre il 60% sul prezzo finale alla pompa. Quando le quotazioni internazionali salgono, le tasse fisse non scendono in automatico e ogni rincaro viene di fatto amplificato. Il governo ha la possibilità di attivare le cosiddette accise mobili, un meccanismo che sfrutterebbe l’extragettito IVA generato dai rincari per ridurre le aliquote e riportare i prezzi ai livelli precedenti al conflitto. Il Consiglio dei Ministri ne ha discusso il 10 marzo, ma per ora l’intervento è stato rimandato.
