Una stretta senza precedenti sta per colpire il mondo dei videogiochi online in Australia, dove una nuova normativa impone la verifica dell’età per accedere a tutti i titoli classificati R18+ con componenti in rete. Non si tratta di un semplice avviso a schermo, ma di un sistema strutturato che chiederà agli utenti di dimostrare concretamente quanti anni hanno. E per gli editori che non si adegueranno? Sanzioni che possono arrivare fino a quasi 50 milioni di dollari australiani, poco più di 30 milioni di euro. Cifre che lasciano poco spazio all’interpretazione.
Cosa cambia davvero per chi gioca
Il punto centrale è questo: la normativa riguarda esclusivamente i giochi con componenti online. Titoli single player e offline con classificazione R18+, come ad esempio Doom Eternal, restano fuori dal perimetro della legge. Ma un gioco come Grand Theft Auto Online, per fare un nome che tutti conoscono, dovrà adeguarsi rapidamente. La distinzione non è banale e disegna un confine abbastanza preciso tra esperienza offline ed esperienza connessa.
Secondo quanto riportato dal Sydney Morning Herald, il requisito è già operativo e non tocca solo i videogiochi online. Anche i siti pornografici e i chatbot di intelligenza artificiale con contenuti espliciti rientrano nella stessa cornice regolatoria. Il pacchetto normativo si chiama Age Restricted Material Codes e, come spiegato dalla direttrice dell’ufficio australiano per la sicurezza online, copre “la maggior parte degli angoli dell’ecosistema online”. Una formula che lascia intendere ambizioni piuttosto ampie.
I metodi di verifica e i dubbi sulla privacy
Qui la faccenda si fa delicata. Le piattaforme in Australia già oggi adottano metodi spesso molto invasivi per la verifica dell’età: YouTube chiede i dati della carta di credito o la copia di un documento, mentre Instagram e TikTok utilizzano sistemi che stimano l’età analizzando il volto dell’utente attraverso video caricati. In alternativa, c’è sempre la strada del documento d’identità. Nessuno di questi approcci è esattamente leggero dal punto di vista della privacy.
Ed è proprio su questo terreno che emergono le perplessità più serie. Pochi mettono in discussione il principio di fondo, cioè che i minori non dovrebbero avere accesso a contenuti espliciti per adulti. Il problema è un altro: consegnare quantità crescenti di dati personali a società private che gestiscono questi controlli non convince tutti. Il rischio di violazioni, fughe di dati o utilizzi impropri resta concreto.
La commissaria australiana per la sicurezza online, Julie Inman Grant, ha cercato di rassicurare spiegando che le piattaforme dovranno adottare metodi di controllo “accurati, robusti, equi e affidabili”. Il paragone che ha usato è piuttosto diretto: “Non permettiamo ai bambini di entrare in bar, negozi di alcolici, negozi per adulti o casinò, ma quando si tratta degli spazi online dove trascorrono gran parte del loro tempo non esistono tutele di questo tipo”. Un ragionamento che fila, almeno sulla carta.
L’Australia come laboratorio globale
L’Australia viene spesso indicata come uno dei paesi in prima linea quando si parla di regolamentazione degli spazi digitali. Questa normativa sui videogiochi online R18+ ne è l’ennesima conferma. È stato inoltre chiarito che qualsiasi misura di verifica dell’età deve rispettare le leggi australiane sulla privacy ed essere gestita esclusivamente dal servizio utilizzato, senza coinvolgimento diretto del governo australiano.
