Quel suono stridulo e fastidioso che accompagna ogni strappo del nastro adesivo ha finalmente una spiegazione, e no, non è banale. Anzi, è qualcosa che ha a che fare con velocità che superano quella del suono. Uno studio pubblicato sulla rivista Physical Review E ha svelato il meccanismo nascosto dietro quel rumore che tutti conoscono ma che nessuno, fino a poco tempo fa, aveva davvero capito.
Triboluminescenza: quando il nastro adesivo produce luce
Prima di arrivare al cuore della scoperta, vale la pena fare una piccola deviazione. Perché il nastro adesivo non è solo rumoroso: è anche capace di produrre luce. Sì, luce blu, per la precisione. Il fenomeno si chiama triboluminescenza ed è noto da tempo alla comunità scientifica. Come si legge nelle revisioni sull’argomento, si tratta dell’emissione spontanea di luce generata da una forza meccanica, tipicamente attivata da un contatto di attrito come lo sfregamento o il graffio. Una cosa abbastanza sorprendente per un oggetto così quotidiano, eppure la fisica riesce a spiegarla senza troppi problemi.
Crepe supersoniche: il vero segreto del rumore
Ma torniamo a quel rumore. Nello studio in questione, un gruppo di ricercatori ha posizionato del nastro adesivo su una spessa lastra di vetro, per poi registrare tutto con microfoni e telecamere ad alta velocità. L’obiettivo era chiaro: capire cosa genera esattamente quel suono caratteristico.
Il punto di partenza era già noto. Quando si srotola, il nastro adesivo non scorre in modo fluido. Anche quando sembra liscio e regolare, a livello microscopico si verificano continui e ripetuti strappi, un movimento a scatti che è parte integrante del processo. La novità sta in quello che succede durante questi micro strappi: si formano delle piccole crepe nello strato adesivo, perpendicolari rispetto alla direzione di srotolamento. E sono proprio queste crepe a generare il suono.
La parte davvero impressionante? Queste crepe si muovono a velocità supersoniche, più veloci della propagazione del suono nell’aria. Il team di ricercatori lo spiega così nell’articolo: il suono stridente del nastro che si stacca consiste in una serie di deboli scosse che si generano quando le fasce di frattura trasversali, in fase di scorrimento, raggiungono il bordo del nastro.
L’onda d’urto catturata in video
Come se la faccenda non fosse già abbastanza spettacolare, la telecamera ha immortalato qualcosa di ancora più notevole: una vera e propria onda d’urto che si forma nel momento in cui la crepa raggiunge l’aria aperta. Il meccanismo funziona così: quando la crepa si apre, tra il nastro e la superficie solida si crea un vuoto parziale. La crepa si muove talmente in fretta che questo vuoto non può essere riempito in modo immediato, nemmeno dall’aria aspirata dalla direzione perpendicolare. Il vuoto viaggia quindi insieme alla crepa fino a raggiungere l’estremità del nastro adesivo, dove collassa sull’aria statica esterna, generando quella piccola ma percepibile onda d’urto.
Tutto questo avviene ogni singola volta che si strappa un pezzo di scotch. Un fenomeno supersonico nascosto nel cassetto della scrivania, praticamente sotto gli occhi di tutti, eppure rimasto senza una spiegazione completa fino a questo studio.
