La questione dei chatbot su WhatsApp sembrava ormai chiusa, e invece no. Meta ha fatto sapere poche ore fa che i chatbot di terze parti potranno continuare a operare sulla piattaforma di messaggistica in Europa, almeno per tutto il 2026. Una decisione che sa molto di retromarcia strategica, più che di generosità improvvisa. E la ragione è fin troppo evidente.
Meta ha cambiato idea: ecco il motivo
La storia ha radici piuttosto recenti. Lo scorso ottobre, Mark Zuckerberg e il suo team avevano annunciato che dall’inizio del 2026 i chatbot AI di terze parti sarebbero stati di fatto esclusi da WhatsApp. Una mossa aggressiva, pensata probabilmente per spingere gli utenti verso le soluzioni proprietarie di Meta. Il problema è che la Commissione Europea non l’ha presa bene. Anzi, nelle scorse settimane Bruxelles aveva minacciato misure provvisorie immediate se Meta avesse davvero portato avanti il blocco. E quando l’Unione Europea minaccia, non lo fa tanto per fare.
Già nelle settimane precedenti, WhatsApp aveva iniziato a fare piccole concessioni in aree geografiche più ristrette, Italia compresa, sempre sotto la pressione di possibili indagini. Quello che è arrivato ora è semplicemente l’estensione di quella logica a tutto il territorio europeo. Un passo indietro formale, insomma, anche se Meta cerca di mantenere il controllo della situazione.
WhatsApp tiene i chatbot: ecco a che costo
Attenzione però, perché non si tratta di un gesto gratuito. Meta ha stabilito che i chatbot di terze parti dovranno pagare per ogni singolo messaggio scambiato sulla piattaforma. I prezzi oscilleranno tra 0,0490 e 0,1323 euro a messaggio, con variazioni legate al Paese specifico. Non sono cifre enormi prese singolarmente, ma moltiplicate per milioni di interazioni quotidiane diventano un flusso economico niente male per le casse di Meta.
Dal canto suo, la Commissione Europea ha fatto sapere che analizzerà con attenzione le modifiche introdotte e ne valuterà l’impatto sull’indagine ancora aperta. Tradotto: la partita non è chiusa, e Bruxelles si riserva il diritto di tornare alla carica se le condizioni imposte da Meta dovessero risultare troppo penalizzanti per la concorrenza.
A chi interessa la novità di WhatsApp
Vale la pena chiarire un punto che potrebbe generare confusione. Tutta questa vicenda riguarda esclusivamente i chatbot AI autonomi, quelli come ChatGPT, Claude o Gemini, che operano come servizi indipendenti all’interno di WhatsApp. Le aziende e le organizzazioni che utilizzano strumenti di intelligenza artificiale integrati nei propri canali di comunicazione con il pubblico, come un help desk automatizzato o un centralino virtuale, non devono preoccuparsi. Le loro operazioni non sono toccate da queste nuove regole.
