In un tempio buddhista si è assistito ad un evento “particolare”: un robot che si inchina, unendo le mani lentamente e il busto che si piega in avanti. Si tratta di Buddharoid nato alla Kyoto University, dove il professor Seiji Kumagai, docente e monaco, ha deciso di esplorare un territorio in cui tecnologia e spiritualità si sfiorano. Il progetto è un tentativo di capire se gli strumenti digitali possano diventare veicolo di insegnamenti antichi, senza svuotarli di senso. La parte “sapiente” del sistema si chiama BuddhaBot-Plus ed è costruita sulla base di OpenAI ChatGPT. Non si limita a generare frasi coerenti: è stato addestrato sui testi sacri buddhisti per richiamare concetti, parabole, inviti alla riflessione. Tale intelligenza è stata poi integrata in un corpo ben preciso, l’Unitree G1, un umanoide commerciale che, grazie a tale innesto, è passato dall’essere una piattaforma robotica a una presenza quasi rituale.
Nuovo robot AI risponde ai fedeli in un tempio buddhista
Durante una dimostrazione pubblica, Buddharoid ha risposto a domande molto concrete. Non massime astratte, ma questioni che riguardano la vita quotidiana: relazioni complicate, difficoltà personali, tensioni sociali. A chi chiedeva consiglio sui rapporti umani, ha suggerito di osservare la propria posizione rispetto agli altri e di coltivare un equilibrio interiore prima di pretendere armonia all’esterno. A un giornalista della NHK ha ricordato che il buddhismo invita a non identificarsi automaticamente con ogni pensiero che attraversa la mente.
Non è la prima volta che accade qualcosa del genere. Nel 2019, al Kodai-ji Temple, era stato introdotto Mindar, un androide dal volto umanoide capace di tenere sermoni e dialogare con i visitatori. Il robot, dunque, sembra pronto a rispondere al compito per cui è stato creato. Con tali premesse, è possibile sottolineare che tali progetti non cercano di sostituire i monaci, ma di offrire un ponte tra generazioni e linguaggi diversi. In fondo, ogni epoca ha usato gli strumenti che aveva a disposizione per trasmettere ciò che considerava essenziale. Oggi, tra quei mezzi, c’è anche un robot che si inchina in silenzio prima di parlare.
