Apple e Amazon tornano sotto i riflettori dell’autorità spagnola dopo che la Commissione Nazionale per i Mercati e la Concorrenza sembra pronta a muovere un nuovo atto contro i due giganti. Fin dal primo paragrafo la questione è chiara: si tratta della mancata piena esecuzione di una sentenza che già aveva condannato un accordo considerato lesivo della libera concorrenza. La possibile nuova sanzione arriva come conseguenza del ritardo nell’adeguamento alle prescrizioni imposte dalla stessa autorità nel provvedimento del 2023, riaprendo un capitolo che potrebbe avere ripercussioni su vendite, pubblicità e rapporti con i rivenditori.
Le origini del caso riguardante Apple e Amazon
La vicenda parte nel 2018 quando un’intesa commerciale tra Apple e Amazon limitò la vendita di prodotti Apple e Beats ai soli rivenditori autorizzati, con effetti immediati sui canali di distribuzione in molti mercati. L’accordo portò alla creazione di un Apple Store ufficiale all’interno della piattaforma di Amazon, ma introdusse anche restrizioni sugli spazi pubblicitari e sulle ricerche degli utenti, di fatto rendendo difficile la presenza dei concorrenti sul marketplace. In Spagna ciò significò che oltre il novanta percento dei rivenditori di dispositivi Apple attivi sulla piattaforma furono esclusi o fortemente penalizzati. Queste clausole hanno attirato l’attenzione della CNMC, che ha valutato l’intesa come pratica di tipo antitrust e ha avviato l’istruttoria culminata con la sentenza di due anni fa.
La sanzione del 2023 che colpì Amazon e Apple
Nel provvedimento del 2023 la CNMC inflisse una pena economica significativa: circa centocinquanta milioni di euro complessivi, con cifre precise a carico di Apple e Amazon. Oltre alla componente pecuniaria, l’ordine richiedeva la rimozione immediata delle clausole giudicate anticoncorrenziali. Secondo le autorità spagnole il problema non è stato risolto con la tempestività richiesta e ora si prende in considerazione una nuova sanzione per il mancato adeguamento. Se la penalità venisse confermata, si tratterebbe di un aggravio rispetto alla multa originaria e di un segnale chiaro verso il mercato: le prescrizioni delle autorità non sono decorative ma vincoli operativi da rispettare.
Le conseguenze pratiche non sono soltanto economiche. I rivenditori esclusi potrebbero recuperare visibilità, le dinamiche pubblicitarie sulle piattaforme potrebbero diventare più trasparenti e la partita tra controllo dei canali ufficiali e apertura del marketplace si riaccende. Restano da valutare eventuali ricorsi legali e il modo in cui i gruppi coinvolti intendono adattare i loro contratti commerciali per evitare ulteriori problemi. La vicenda spagnola potrebbe avere eco in altri paesi che hanno esaminato simili intese, rendendo il caso un banco di prova per l’applicazione delle regole di concorrenza nel mondo digitale.
