Un tassello rimasto sospeso trova finalmente il suo posto. E a quasi cento anni dalle intuizioni di Erwin Schrödinger. Non si parla del celebre paradosso del gatto. Ma di una teoria meno nota e dedicata alla percezione dei colori. Negli anni Venti il fisico austriaco aveva ipotizzato una teoria. Che l’insieme dei colori percepibili potesse essere descritto attraverso una struttura geometrica tridimensionale. La tonalità, la saturazione e la luminosità non sarebbero state semplici impressioni soggettive. Ma proprietà interne a uno spazio matematico ben definito.
L’idea si basava sulla tricromia. Cioè sull’attività dei tre tipi di coni presenti nella retina umana. Ogni cono risponde a diverse lunghezze d’onda della luce. Schrödinger immaginava che queste risposte potessero tradursi poi in una mappa coerente e rigorosa. Tuttavia il modello presentava un punto debole. Mancava una definizione formale dell’asse neutro. La linea ideale che collega il nero al bianco attraversando tutte le sfumature di grigio. Senza quel riferimento, l’intera costruzione restava incompleta.
L’asse neutro e la correzione degli effetti percettivi dei colori come diceva Schrödinger
A colmare il vuoto è stato un gruppo di ricerca guidato da Roxana Bujack. Il team ha lavorato su degli strumenti geometrici avanzati per formalizzare in modo matematico l’asse neutro. Questa definizione ha permesso di completare la struttura ipotizzata un secolo fa. I ricercatori hanno inoltre rivisto alcuni dei fenomeni percettivi già noti. Tra questi figura l’effetto di Bezold Brücke, secondo cui un aumento della luminosità può alterare la tonalità percepita.
In passato tali variazioni venivano rappresentate come linee rette nello spazio cromatico. Il nuovo approccio calcola invece il percorso più breve all’interno di una geometria più complessa. Questo metodo restituisce una descrizione più fedele all’esperienza visiva reale. Il risultato non è soltanto una correzione teorica. Offre anche degli strumenti utili per la visualizzazione scientifica e le tecnologie dell’immagine. Dopo un secolo, la visione di Schrödinger trova così una formulazione matematica completa.
