La gestione del focolaio di Hantavirus legato alla nave da crociera MV Hondius ha riacceso i riflettori sulle emergenze sanitarie globali e sugli strumenti a disposizione per contenere eventuali contagi. L’OMS ha rassicurato la comunità internazionale escludendo lo scenario di una nuova pandemia, ma questo non significa che la situazione sia da prendere alla leggera. Tutt’altro. Il contact tracing, ovvero il tracciamento dei contatti delle persone potenzialmente infette, sta giocando un ruolo fondamentale per evitare che il problema si allarghi in modo incontrollato.
Quello che va chiarito subito è che non siamo davanti a un nuovo COVID-19. Il rischio di una diffusione su larga scala viene considerato basso dalle autorità sanitarie, e su questo punto non ci sono ambiguità. Però la comparsa di nuovi contagi resta un’eventualità concreta, e il motivo è legato alla natura stessa di questo patogeno. A differenza dei ceppi di Hantavirus che si trovano normalmente nelle campagne europee e che si trasmettono dai roditori all’uomo senza passaggi intermedi tra persone, qui la variante coinvolta è diversa. Ed è proprio questa differenza a complicare tutto.
L’Andes Virus è più insidioso degli altri ceppi
Il ceppo responsabile del focolaio sulla MV Hondius è il cosiddetto Andes Virus, e la sua caratteristica più preoccupante è una: può trasmettersi direttamente da persona a persona. È un dettaglio che cambia radicalmente le regole del gioco rispetto agli altri Hantavirus conosciuti, perché apre la porta a catene di contagio che non dipendono più soltanto dal contatto con animali infetti. In pratica, basta la vicinanza prolungata con una persona contagiata per essere a rischio.
Se a questo si aggiunge il secondo problema, il quadro diventa ancora più complesso. Il tempo di incubazione dell’Hantavirus nella sua forma legata all’Andes Virus può variare enormemente: si parla di un intervallo che va da una a otto settimane dal momento del contatto. Otto settimane. È una finestra temporale enorme, che rende il lavoro di chi si occupa di contact tracing un’operazione di estrema complessità. Rintracciare tutte le persone che potrebbero essere state esposte al virus quando i sintomi possono manifestarsi anche due mesi dopo il contagio richiede una precisione chirurgica e risorse significative.
Il ruolo decisivo del contact tracing nel contenimento
Ed è esattamente qui che il contact tracing sta facendo la differenza. Le autorità sanitarie internazionali stanno lavorando per ricostruire i movimenti dei passeggeri della MV Hondius e delle persone con cui sono entrati in contatto dopo lo sbarco. Un lavoro certosino, reso ancora più difficile dal fatto che una nave da crociera raccoglie passeggeri provenienti da Paesi diversi, che una volta a terra si disperdono in direzioni completamente differenti.
Il punto è che senza un tracciamento efficace, anche un virus con un rischio pandemico considerato basso può generare focolai locali difficili da gestire, soprattutto se i tempi di incubazione sono così lunghi. Ogni settimana che passa senza individuare un contatto potenzialmente infetto è una settimana in cui quella persona può a sua volta trasmettere il virus ad altri, innescando una catena che diventa progressivamente più complicata da spezzare.
L’OMS continua a monitorare la situazione e ribadisce che al momento non ci sono elementi per dichiarare un’emergenza sanitaria di portata globale. Il rischio di diffusione su larga scala dell’Hantavirus resta contenuto, ma le operazioni di contact tracing proseguono senza sosta, proprio perché la finestra di incubazione fino a otto settimane impone di mantenere l’attenzione alta ancora per diverse settimane a venire.
