Gli occhiali smart non sono più un prototipo da laboratorio. Sempre più presenti su mezzi pubblici, nei bar e per strada, le montature con elettronica integrata stanno entrando nella quotidianità. Con la diffusione cresce anche la preoccupazione per la privacy, soprattutto dopo le indiscrezioni che parlano di possibili sistemi di riconoscimento facciale in sviluppo da parte di Meta.
In questo contesto nasce Nearby Glasses, progetto ideato da Yves Jeanrenaud. Non è un prodotto commerciale ma un esperimento open source che punta a una domanda concreta: è possibile sapere se qualcuno nelle vicinanze indossa occhiali connessi?
Come funziona Nearby Glasses
L’app Nearby Glasses è gratuita e pubblicata su GitHub, dove il codice è consultabile e modificabile. Il principio tecnico è semplice: gli smart glasses emettono segnali Bluetooth, come qualsiasi dispositivo wireless. All’interno di questi segnali sono presenti identificatori del produttore, stringhe standard che permettono di riconoscere la tipologia del dispositivo.
L’app effettua una scansione e analizza questi identificatori per stimare la presenza di occhiali intelligenti nel raggio d’azione. Non si tratta di tracciamento individuale né di associazione a dati personali: il sistema indica solo la possibile presenza di smart glasses nelle vicinanze.
In spazi aperti la portata può arrivare fino a 10–15 metri, mentre in ambienti chiusi o affollati si riduce a pochi metri. Al momento il software è disponibile solo su Android e viene descritto dallo stesso sviluppatore come un prototipo, ancora privo di test su larga scala.
Il nodo privacy e i limiti tecnici
L’obiettivo dichiarato è informativo: aumentare la consapevolezza, non sorvegliare. Tuttavia le implicazioni sono complesse. Sapere che nella stanza potrebbe esserci un dispositivo con videocamera integrata può offrire un senso di controllo, ma allo stesso tempo apre la porta a nuove dinamiche di “riconoscimento sociale”.
Il funzionamento dipende inoltre dalle attuali policy di emissione Bluetooth. Se i produttori decidessero di modificare gli identificatori o implementare contromisure per renderli meno distinguibili, l’efficacia dell’app potrebbe ridursi sensibilmente. La presenza sul mercato di dispositivi come i Ray-Ban Meta ha reso il tema ancora più sensibile: quando la tecnologia si sposta dal taschino al volto, il confine tra innovazione e tutela dei diritti diventa più sottile.
Open source e futuro regolatorio
Un elemento centrale è la natura open source del progetto. La pubblicazione su GitHub consente a ricercatori e sviluppatori di verificare quali dati vengono realmente analizzati e come vengono trattati. La trasparenza tecnica rappresenta un punto di forza in un dibattito spesso dominato da opacità e sospetti.
Resta però evidente che strumenti come Nearby Glasses non possono sostituire un quadro normativo chiaro. Servono standard condivisi e linee guida su emissioni wireless, segnalazioni visive e responsabilità dei produttori. La diffusione degli smart glasses è destinata ad aumentare. L’esperimento di Jeanrenaud segnala che la risposta non è solo industriale ma anche civica: quando una tecnologia diventa invisibile, qualcuno prova a renderla visibile di nuovo.
