Se la musica fosse una conversazione, Google ha appena trovato un nuovo partner. Si tratta di ProducerAI, la piattaforma di creazione musicale basata sull’intelligenza artificiale. Quest’ultima è entrata ufficialmente a far parte di Google Labs, l’incubatore interno delle idee più audaci dell’azienda. Lanciata la scorsa estate, la piattaforma non è una semplice macchina che crea tracce a caso. Qui l’AI diventa un compagno di band, un collaboratore capace di generare suoni, scrivere testi, remixare brani. E persino inventare strumenti virtuali a partire da un semplice spunto. È l’evoluzione del progetto Riffusion, ma con un tocco più raffinato e interattivo, che punta a non far sentire l’artista solo davanti a uno schermo.
Arriva ProducerAI: ecco come funziona la nuova piattaforma di Google
Seth Forsgren, CEO e cofondatore, lo definisce un potenziale ancora tutto da esplorare. L’idea è che, grazie alle infrastrutture e ai modelli proprietari di Google, tale AI musicale possa crescere insieme a chi lo usa, migliorando brani, aggiungendo sfumature, provando nuove strade come farebbe un vero musicista. Non è un generatore passivo, ma una specie di partner creativo che ascolta, suggerisce e si adatta. E proprio per questo Google Labs ha lavorato con artisti veri, dai The Chainsmokers a Lecrae, per calibrare il flusso di lavoro in modo che assomigliasse più possibile a quello di una band reale.
E l’esperienza non si limita al suono. Con Lyria 3 per la musica, ProducerAI utilizzerà Gemini per l’interfaccia chat, Nano Banana per creare copertine e Veo per videoclip AI. Tutti i contenuti saranno marcati con SynthID, il sistema di Google che certifica l’origine artificiale di testi, immagini, audio e video. Resterà comunque un servizio standalone, accessibile gratuitamente con crediti limitati e piani da 8 dollari al mese per 3.000 crediti. Fino a formule più estese da 24 e 64 dollari. Disponibile in oltre 250 Paesi, via web, desktop e mobile, ProducerAI promette di migliorare l’intera esperienza musicale.
