È sorprendente pensare che un piccolo pezzo di silicio, grande quanto un paio di centimetri, che può trasformare in elettricità l’evaporazione dell’acqua salata. Non serve una diga, non servono turbine, solo acqua, sole e un po’ di calore. Alla École Polytechnique Fédérale de Lausanne, un gruppo di ricercatori ha ideato un sistema basato su minuscoli pilastri di silicio. Così sottili da sembrare invisibili, guidano l’acqua di mare e la lasciano evaporare in modo controllato. E proprio mentre l’acqua sparisce in aria, gli ioni si spostano, si crea una separazione di cariche, e dal nulla appare un piccolo flusso di elettricità.
Un chip di silicio che produce elettricità dall’acqua salata
La luce del sole accelera tutto, eccita gli elettroni del silicio, e il calore rende il processo ancora più veloce. È un po’ come se il silicio e l’acqua danzassero insieme, in una coreografia invisibile, e ogni movimento producesse energia. La quantità non è enorme: 1 volt, 0,25 watt per metro quadrato. Ma per tale tecnologia è un risultato enorme. Un dettaglio da non trascurare è che l’acqua salata può essere aggressiva: attacca e può rovinare i materiali. I ricercatori lo sanno bene, così hanno rivestito i nanopilastri con ossido, una protezione sottile, ma efficace che mantiene tutto stabile nel tempo.
Da quando, nel 2024, avevano presentato la prima versione del sistema, le cose sono cambiate. Il controllo sugli ioni e sugli elettroni è più preciso, il dispositivo più efficiente. Con tali premesse, per il futuro è possibile ipotizzare sensori ambientali che funzionano da soli, piccoli dispositivi indossabili alimentati senza batterie. Tutto grazie all’acqua, al sole e a un calore che altrimenti avremmo ignorato. Sembra un’idea pronta a farsi spazio nella realtà, a dimostrare che l’energia pulita può nascere da gesti semplici e naturali. Il tutto partendo da un chip minuscolo e un fenomeno naturale.
