Un elemento al quale ormai siamo sicuramente abituati sono le pubblicità che ci vengono mostrate quando ad esempio scorriamo il nostro social network preferito, alle volte può capitare anche di cliccarci sopra per semplice curiosità o anche per sbaglio, dettaglio da non sottovalutare dal momento che pare che dietro una discreta quota di queste pubblicità si celi in realtà una truffa.
Questo dato decisamente preoccupante ci arriva da un report portato avanti da Juniper Research, l’azienda infatti ha calcolato che nel 2025, nell’Europa, circa un decimo delle inserzioni che ci vengono mostrate sui principali social network sono perfettamente iscrivibili alla categoria delle truffe pubblicitarie, dette anche scam ads, giusto per farvi Un’idea questo 10% si traduce in addirittura 1 trilione di impression fraudolente in Europa, solamente in un anno.
Scopriamo meglio il fenomeno
Questo particolare tipo di truffa sfrutta una dinamica totalmente diversa da quelle che normalmente abbiamo visto, nello specifico tali annunci viaggiano sui medesimi canali ufficiali utilizzati dai brand legittimi, chi vuole portare avanti il tutto acquista gli spazi pubblicitari in modo regolare e li utilizza sfruttando gli strumenti emessi a disposizione delle piattaforme, confezionando il tutto in modo assolutamente sovrapponibile agli annunci attendibili.
L’insieme di questi elementi crea un cocktail assolutamente difficile da riconoscere dal momento che tra l’altro spesso sono presenti i volti di personaggi famosi, loghi di aziende note e promesse di alto livello, l’intelligenza artificiale generativa tra l’altro non ha fatto altro che esacerbare il problema, poiché ovviamente questi strumenti adesso hanno una soglia di accesso decisamente più bassa, diventando facilmente utilizzabili praticamente da chiunque.
Trasformiamo ora tutti questi elementi in numeri concreti, secondo il report un utente europeo in media entra in contatto con addirittura 190 annunci truffaldine nell’arco del mese, non perché si avventuri in siti pericolosi o piattaforme discutibili, semplicemente utilizzando i social in modo normale, l’Italia tra l’altro rivendica una posizione decisamente problematica poiché soffre di una percentuale elevata di inserzioni fraudolente, parliamo infatti del 14% degli annunci visualizzati dagli utenti, un dato superiore alla media del continente, nella parte alta della classifica ci accompagnano Repubblica Ceca e Bulgaria.
Questa situazione purtroppo, apre ad un ulteriore scenario problematico, parliamo di un evidente conflitto di interesse, ciò nasce dal semplice fatto che ovviamente le piattaforme guadagnano dalle inserzioni pubblicitarie che vengono acquistate, secondo i calcoli fatti da Juniper Research infatti nel 2025 i ricavi legati alla pubblicità e nello specifico alle scam ads hanno addirittura toccato quota 4 miliardi di euro, che rivendicano per l’appunto il 10% del fatturato totale del settore, in Italia la cifra si attesta intorno ai 433 milioni di euro, il tutto su base annua.
Ovviamente tutto ciò lascia intuire come per le aziende la rimozione di queste pubblicità truffaldine rappresenti allo stesso tempo una perdita economica, dal canto loro i grandi colossi come Google e Meta affermano fermamente di effettuare investimenti importanti per contrastare questo tipo di problema sfruttando sistemi di intelligenza artificiale che puntano alla moderazione automatica con processi di verifica degli inserzionisti, ciò ad onor del vero si è tradotto in rimozioni davvero importanti con numeri che sicuramente meritano di essere sottolineati.
Tutto ciò, purtroppo, però non basta dal momento che dal 2022 al 2025 i ricavi generati da questo paradossale problema sono cresciuti in parallelo ovviamente con l’espansione di questo modello di advertising, dunque non parliamo comunque di un fenomeno che sta soffrendo un restringimento costante, bensì tutt’altro, secondo le proiezioni dell’azienda infatti entro il 2030 le inserzioni fraudolente in Europa supereranno 1,4 trilioni e i ricavi direttamente connessi potrebbero avvicinarsi addirittura a 10 miliardi di euro.
Ovviamente ogni utente ha il dovere verso se stesso di prestare maggiore attenzione e fare ciò che rientra nelle sue possibilità, sicuramente una pratica intelligente è quella di diffidare fermamente da tutte le offerte che promettono guadagni rapidi senza impegno o prezzi assolutamente improponibili con il mercato reale, avere occhi scettico in queste situazioni può fare senza dubbio la differenza, ovviamente la norma primaria da seguire è quella di non dichiarare i propri dati personali o bancari indipendentemente da quanto l’annuncio possa sembrare affidabile, ovviamente la risoluzione di questo problema non grava sulle spalle dell’utente finale bensì sulle società che velatamente non fanno ciò che serve per arginarlo, finché il modello resterà tale tutto ciò cadrà purtroppo sui consumatori mentre i profitti resteranno nelle casse dei colossi.
