Un nuovo documento depositato presso l’USPTO e segnalato da Wareable sta destando molta curiosità. Perché? Questo pare descriva una tecnologia che punta a stimare l’HbA1c direttamente dallo smartwatch. Il progetto attribuito a Garmin non promette una lettura istantanea della glicemia, bensì una ricostruzione indiretta del suo andamento medio su periodi lunghi. La scelta lessicale risulta centrale: non si parla di misurazione clinica, bensì di interpretazione di segnali ottici raccolti nel tempo. L’attenzione si sposta così dalla singola cifra giornaliera a una fotografia metabolica più ampia, utile per individuare tendenze e cambiamenti progressivi. La ricerca segue una linea già esplorata nel mondo dei wearable, dove la prevenzione passa sempre più da modelli matematici che integrano grandi volumi di dati fisiologici, “solo” che vi da una marcia in più.
Come funziona il sistema di monitoraggio?
Il sistema ipotizzato da Garmin utilizza sensori PPG multi-lunghezza d’onda capaci di distinguere tra emoglobina ossigenata, deossigenata e glicata. Lo smartwatch invierebbe impulsi luminosi specifici e analizzerebbe come questi vengono riflessi dal sangue sotto la pelle. Le variazioni ottiche, osservate nel tempo, diventano materia prima per algoritmi che confrontano componenti stabili e variabili del segnale. Da questo confronto nasce una stima dell’HbA1c, costruita come indicatore probabilistico. Il sistema non pretende una validazione medica immediata, ma propone un metodo per arricchire le metriche di benessere già presenti sui dispositivi. La stessa architettura di sensori viene descritta come adatta anche al calcolo di parametri avanzati legati all’ossigenazione, oltre la semplice SpO2 oggi diffusa sugli smartwatch consumer.
La scelta di concentrarsi sull’HbA1c è precisa e riflette i limiti delle misurazioni ottiche del glucosio in tempo reale. Un parametro che riassume mesi di dati appare più compatibile con una lettura indiretta basata su pattern ripetuti. Nel settore si muovono anche altri attori: Huawei ha introdotto funzioni che classificano il rischio di diabete tramite indici generali di salute. La proposta legata al brevetto Garmin si spinge verso un valore clinico specifico, pur restando nel perimetro della stima. Un brevetto, tuttavia, non equivale a un prodotto pronto per il mercato. Servono validazioni rigorose e controlli di affidabilità prima di trasformare un’idea in funzione commerciale. Il documento lascia però intanto intendere un ampliamento dell’orizzonte dei wearable: meno focalizzazione su prestazioni sportive isolate, più interesse per letture preventive e di lungo periodo sul metabolismo.
