La Corte Suprema degli Stati Uniti ha dichiarato illegali parte dei dazi voluti da Donald Trump. Con una decisione netta, 6 voti favorevoli e 3 contrari, i giudici hanno stabilito che il presidente non può utilizzare la legge sulle emergenze nazionali per imporre tariffe doganali.
La sentenza ordina l’annullamento dei cosiddetti dazi “reciproci”, quelli che negli ultimi mesi avevano acceso tensioni commerciali globali e provocato reazioni da parte di imprese e governi stranieri.
Perché la Corte Suprema ha bocciato i dazi
Al centro della decisione c’è l’interpretazione dell’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA), legge del 1977 che definisce i poteri presidenziali in caso di emergenza nazionale.
Secondo il presidente della Corte Suprema John Roberts, la norma non autorizza l’imposizione di tariffe doganali. L’IEEPA consente di regolamentare importazioni ed esportazioni in presenza di minacce straordinarie, ma non attribuisce al presidente il potere di introdurre dazi in modo autonomo.
La Costituzione americana, ricordano i giudici, assegna questa competenza al Congresso.
Quali dazi vengono annullati (e quali restano)
La decisione non cancella tutte le tariffe in vigore. Restano valide, ad esempio, quelle su acciaio e alluminio, disciplinate da altre normative.
Vengono invece colpiti i dazi reciproci e alcune tariffe applicate a beni provenienti da Canada, Cina e Messico, introdotte come misura punitiva legata al commercio di fentanyl. Si tratta delle misure più controverse dell’ultimo anno, contestate da centinaia di aziende e da diversi Stati federali.
Rischio rimborsi miliardari
La sentenza potrebbe avere conseguenze finanziarie rilevanti. Secondo le stime circolate nei procedimenti, il Dipartimento del Tesoro potrebbe essere chiamato a restituire somme già incassate, per un totale che supera i 175 miliardi di dollari.
Il contenzioso nasce da tre cause distinte, poi unificate, promosse da imprese private e da 12 Stati USA, tra cui New York, Illinois e Arizona. Nel frattempo, l’amministrazione avrebbe già predisposto un possibile “piano B”, consapevole del rischio di una bocciatura giudiziaria.
Impatto politico ed economico
La decisione arriva in una fase delicata per l’economia americana. Tra ottobre e dicembre 2025 il PIL è cresciuto dell’1,4%, sotto le attese del 3%, mentre l’inflazione resta in aumento.
Sul piano internazionale, l’Unione Europea ha dichiarato di monitorare la situazione in stretto contatto con Washington, in attesa di eventuali contromisure o nuove iniziative legislative.
La sentenza riafferma un principio costituzionale centrale: il potere di imporre dazi appartiene al Congresso. E apre un nuovo capitolo nel rapporto tra Casa Bianca, sistema giudiziario e politica commerciale.
