L’uscita di scena di Gorden Wagener dal ruolo di Chief Design Officer di Mercedes-Benz è stata accompagnata da un gesto inatteso, un vero colpo da maestro. Attraverso i canali social è comparso un concept rimasto a lungo nascosto negli archivi, nato inizialmente come mero esercizio creativo per il volume Iconic Design: Das Design-Manifest der Marke. Si tratta di una vettura fantastica, ispira alla storica 300 SEL 6.8 AMG del 1971, soprannominata “Red Pig” o “Rote Sau”. Allora, fu protagonista assoluta della 24 Ore di Spa con una vittoria di classe che lasciò il segno. Il modello, ora rinnovato, vuol celebrare la nascita di una dinastia sportiva prima ancora che diventasse parte integrante del gruppo tedesco nel 1999.
Linee classiche ma firma luminosa del presente
Il design della Mercedes, così affascinante, unisce memoria storica e soluzioni contemporanee. Il frontale si distingue per una griglia cromata imponente, rilettura moderna di un tema caro alle grandi berline sportive della Stella, con un richiamo evidente al linguaggio stilistico dei modelli elettrici più recenti. Spiccano i fari circolari sovrapposti con firma luminosa a stella, ormai tratto identitario della gamma attuale, accompagnati da anelli LED supplementari che amplificano l’impatto visivo. La fiancata è dominata da cerchi in lega a cinque razze con pneumatici marchiati AMG, mentre il posteriore propone ulteriori anelli luminosi integrati nel paraurti e un diffusore pronunciato, a sottolineare la vocazione sportiva del progetto. L’insieme suggerisce un’auto sportiva unente passato e presente che probabilmente sarà destinata alla produzione.
Sulla meccanica, tuttavia, la Mercedes non ha diffuso info. L’assenza di dati su motore e prestazioni rafforza la natura concettuale dell’operazione, orientata alla pura espressione formale. Il riferimento tecnico resta affidato alla Mercedes “Rote Sau” originale: V8 da 6,8 litri, 428 CV e 265 km/h di velocità massima, numeri che nel 1971 trasformarono una berlina di lusso in un’icona delle competizioni turismo. Il concept attuale sembra uno di quei prototipi rimasti per anni nel caveau aziendale, emersi solo ora come tributo personale del designer alla propria storia professionale.
