Il 2026 si apre con un dato che non si vedeva da oltre dieci anni: il fabbisogno elettrico italiano torna a correre. Secondo le rilevazioni di Terna, a gennaio la domanda ha raggiunto i 28 miliardi di kWh, segnando un +4,1% rispetto allo stesso mese del 2025. È il valore mensile più elevato dal 2014 e consolida un trend di ripresa che aveva iniziato a prendere forma già nell’autunno scorso.
Un inverno più freddo, ma non solo
Il primo fattore che spiega l’aumento è climatico. La temperatura media di gennaio è stata inferiore di 1,7°C rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Più freddo significa più riscaldamento elettrico, più carichi domestici, più richiesta complessiva. C’è però un elemento interessante: anche depurando il dato dagli effetti di calendario e temperatura, la crescita resta robusta, con un +2,8%. Questo suggerisce che non si tratta solo di un picco legato al meteo, ma di una ripresa strutturale della domanda energetica, distribuita in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale.
L’industria torna a consumare
Uno dei segnali più rilevanti arriva dal tessuto produttivo. L’indice IMCEI, che misura i consumi delle imprese energivore, registra un incremento del 3,8%, segnando il quinto mese consecutivo di crescita. A trainare sono soprattutto siderurgia, materiali da costruzione, alimentare e metalli non ferrosi. Restano invece più deboli settori come meccanica, cartaria e chimica. Anche il comparto dei servizi mostra dinamismo: l’indice IMSER indicava già a fine 2025 una crescita superiore al 4%. In sintesi, non è solo il freddo a pesare sulla bolletta nazionale. È anche una macchina industriale che sta tornando a girare.
Produzione interna in aumento, importazioni in calo
Sul lato dell’offerta, il sistema elettrico ha risposto riducendo drasticamente la dipendenza dall’estero. Le importazioni nette sono diminuite del 33,2%, mentre la produzione interna è salita a 25 miliardi di kWh, con un incremento del 13%. Un dato particolarmente significativo in un contesto europeo ancora caratterizzato da tensioni sui mercati energetici. Il contributo principale è arrivato dal termoelettrico, cresciuto del 16,6%, ma anche le rinnovabili non programmabili hanno dato un apporto decisivo.
Rinnovabili: bene eolico e fotovoltaico, giù l’idroelettrico
L’energia eolica ha registrato un +16,2%, mentre il fotovoltaico ha segnato un +15,2%. Il vento si conferma la prima fonte rinnovabile del mese, sfiorando i 3 TWh prodotti. Meno positivo il dato dell’idroelettrico, in calo del 13,2%. Questo ha leggermente ridotto la quota complessiva delle rinnovabili sulla domanda totale, attestata al 31,7%. Nonostante ciò, il percorso di crescita delle fonti green prosegue. Solo a gennaio sono stati connessi 474 MW di nuova potenza rinnovabile, portando la capacità installata complessiva oltre gli 84 GW. Un dato che si accompagna alla diffusione di quasi 900mila sistemi di accumulo distribuiti sul territorio.
