Non servirà più la ricevuta del pagamento con carta al POS. L’obiettivo è ambizioso ma non astratto. Si tratta di eliminare gradualmente gli scontrini e le ricevute stampate dal POS, per ridurre rifiuti difficili da riciclare e abbattere emissioni collegate alla produzione e allo smaltimento della carta termica. Non è una promessa vaga: il percorso è tracciato dal decreto PNRR e i primi passi sono già sul tavolo.
La mossa più immediata riguarda le regole per la conservazione delle prove di pagamento. Da un lato si semplifica la vita fiscale, dall’altro si disinnesca una fonte di inquinamento poco considerata ma diffusa. La trasformazione è pensata per mantenere tutele importanti per il consumatore, come la possibilità di ottenere lo scontrino per reso o garanzia, ma cambiando la forma e il canale di conservazione.
Cosa cambia da subito
Da subito, e con effetti tangibili a breve termine, cadrà l’obbligo di conservare la ricevuta POS nella sua versione cartacea in molti casi. Per le spese che dovranno essere documentate ai fini fiscali, in particolare quelle che vengono portate in detrazione nel modello 730, basterà lo scontrino emesso dalla cassa a patto che riporti la dicitura Pagamento elettronico e contenga i dettagli essenziali della transazione. Quel documento digitale o elettronico dovrà garantire consultabilità nel tempo, come richiesto dall’articolo 2220 del Codice Civile, quindi non si tratterà di un messaggio fugace ma di una registrazione conservata con criteri che ne assicurino l’accesso anche anni dopo.
Il cambiamento non è solo normativo. Per le imprese significa aggiornare registratori di cassa, sistemi di emissione e archiviazione digitale, e per i consumatori un diverso modo di chiedere prova d’acquisto. Importante: rimane sempre la possibilità di ottenere lo scontrino su richiesta. Questo aspetto tutela il diritto al recesso, la gestione dei resi e le garanzie sui prodotti.
Perché l’addio allo scontrino del POS
La scelta punta al cuore del problema: la maggior parte degli scontrini è fatta in carta termica che non è riciclabile e finisce nell’indifferenziato. Ogni negozio, ristorante, attività commerciale genera migliaia di piccoli pezzi di carta al giorno. Il passaggio al digitale riduce materiali, trasporti e l’impatto delle filiere che producono carta e tinture. È un’azione concreta contro l’inquinamento, ma anche un banco di prova per l’efficienza amministrativa.
Resta però del lavoro da fare. Serviranno standard comuni per l’emissione elettronica, piattaforme affidabili per la conservazione e regole chiare per la privacy e la sicurezza dei dati. Le imprese più piccole potrebbero trovarsi in difficoltà con gli adeguamenti tecnologici, quindi il piano dovrà prevedere supporti e incentivi per l’adozione. Inoltre va evitato che il passaggio al digitale diventi una scusa per complicare le pratiche o per ridurre i diritti dei consumatori: la trasparenza sulle informazioni conservate e la facilità di accesso devono restare prioritarie.
